BY MARCELLO PRESICCI – 6 MAGGIO 2026 – www.fortuneita.com
In un mondo globalizzato dove l’economia reale e la finanza digitale si intrecciano con una velocità senza precedenti, la capacità di gestire il proprio patrimonio, piccolo o grande che sia, non è più un’abilità accessoria, ma una competenza di cittadinanza fondamentale. Eppure, per l’Italia, il tema dell’educazione finanziaria continua a rappresentare una sfida aperta, un gap strutturale che incide non solo sulla serenità dei singoli nuclei familiari, ma sulla competitività complessiva del Sistema Paese. Guardando ai dati più recenti del 2025 e del 2026, emerge un paradosso tipicamente nostrano: siamo un popolo di grandi risparmiatori, capaci di accumulare ricchezza con una costanza ammirevole, ma restiamo troppo spesso confinati in una “zona grigia” di analfabetismo funzionale quando si tratta di far fruttare o proteggere quel risparmio.
Il panorama attuale ci restituisce una fotografia a tinte chiaroscure. Se da un lato l’indice di alfabetizzazione finanziaria degli italiani mostra timidi segnali di miglioramento, con circa il 40% della popolazione che raggiunge la sufficienza nelle competenze di base, dall’altro restiamo stabilmente nelle retrovie delle classifiche OCSE. Il vero nodo gordiano risiede nel passaggio dalla teoria alla pratica quotidiana. Sapere, per esempio, cosa sia l’inflazione è un concetto che la recente fiammata dei prezzi ha reso dolorosamente concreto, ma comprendere come difendere il potere d’acquisto attraverso una corretta diversificazione del portafoglio o la conoscenza degli strumenti previdenziali integrativi resta ancora un traguardo lontano per la maggioranza.
Per elevare il livello di consapevolezza nazionale, è necessario agire su più fronti simultaneamente, superando l’approccio episodico delle campagne informative per abbracciare una visione sistemica. Una pietra miliare in questo percorso è stata l’integrazione dell’educazione finanziaria nei programmi scolastici all’interno dell’educazione civica, una riforma che nel biennio 2024-2026 ha finalmente iniziato a produrre i primi frutti e che ha visto la FEduF, presieduta da Stefano Lucchini, in prima linea.
Guardando oltre i nostri confini, l’Europa offre modelli virtuosi che l’Italia dovrebbe osservare con estrema attenzione. In paesi come l’Estonia o l’Austria, l’educazione finanziaria è trattata come una vera e propria infrastruttura strategica. L’Estonia, in particolare, ha saputo coniugare la sua vocazione digitale con la formazione economica, creando portali interattivi e dibattiti nazionali che coinvolgono attivamente i giovani fin dalle scuole elementari, portandoli a livelli di competenza tra i più alti al mondo. In Austria, la Strategia Nazionale per l’Educazione Finanziaria ha introdotto strumenti innovativi come la “Personal Inflation App”, che permette ai cittadini di calcolare l’impatto reale dell’aumento dei prezzi sul proprio paniere di spesa specifico. Questi esempi dimostrano che la chiave del successo risiede nel rendere la finanza un tema quotidiano, accessibile e, soprattutto, utile a risolvere problemi reali.
Un altro pilastro fondamentale per il rilancio italiano è il superamento del gender gap finanziario. Le indagini continuano a mostrare una distanza significativa tra le competenze economiche degli uomini e quelle delle donne, un divario che non ha alcuna giustificazione razionale ma che affonda le radici in retaggi culturali ormai anacronistici. Promuovere l’indipendenza economica femminile non è solo una questione di equità sociale, ma un formidabile motore di crescita economica: una gestione più consapevole delle risorse da parte delle donne si traduce statisticamente in investimenti più prudenti, una maggiore attenzione al risparmio previdenziale e una gestione familiare più resiliente agli shock esterni.
In un ecosistema economico sempre più interconnesso, il ruolo delle imprese private nell’elevare la cultura finanziaria non può più essere considerato un’attività di mera responsabilità sociale d’impresa, ma un investimento strategico sulla qualità del capitale umano. L’azienda moderna è il luogo in cui il reddito viene generato e, di conseguenza, rappresenta il contesto ideale per educare alla sua gestione consapevole. In quest’ottica, il lavoro svolto da realtà come il nostro Advisory Board della FEduF (Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio, nata nel 2014 su iniziativa dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI), traccia una rotta fondamentale: quella di una collaborazione strutturata tra il mondo bancario, le istituzioni e il tessuto produttivo.
Le imprese hanno la possibilità di trasformarsi in veri e propri hub formativi, integrando programmi di benessere finanziario all’interno del welfare aziendale. Non si tratta solo di offrire benefit economici, ma di fornire ai dipendenti gli strumenti cognitivi per comprendere la busta paga, gestire il debito, pianificare la previdenza complementare e valutare le opzioni di investimento assicurativo. Un lavoratore finanziariamente consapevole è un lavoratore meno stressato, più produttivo e più resiliente di fronte alle incertezze del mercato, con ricadute positive dirette sul clima aziendale e sull’ attrattività dei talenti. Infine, l’educazione finanziaria è vitale per le Casse di previdenza: garantisce scelte d’investimento consapevoli, mitiga i rischi e assicura la sostenibilità di lungo periodo. Professionisti informati comprendono meglio il nesso tra contributi e prestazioni, tutelando il proprio futuro previdenziale.