di Rita Querzè | Il tempo delle donne | Corriere della sera | 11/13 settembre
Non c’è indipendenza senza un conto corrente proprio
Questo vale sia per le femmine che per i maschi
Si allarga l’alleanza del Corriere della Sera per favorire
l’occupazione e l’autonomia economica delle donne
Puoi farti chiamare «mia regina». Puoi farti regalare un viaggio alle Maldive. Puoi anche tenerti una serata alla settimana per uscire con le amiche. Ma non sarai mai indipendente e libera per davvero se non hai un conto corrente. Possibilmente un conto corrente «solo tuo», con il tuo bel nome scritto in testa in splendida solitudine.
È questo che bisognerebbe dire alle proprie figlie — e, perché no, ai propri figli, anche se i maschi questo problema ce l’hanno di meno.
Di questo parleremo al Tempo delle Donne, a Milano, in Triennale sabato 12 settembre alle 12. Sarà l’occasione per fare il punto sull’alleanza lanciata dal Corriere della Sera #DonnaLavoroConto. Il nome dice già tutto: quando ogni donna potrà contare su una entrata propria e la possibilità di gestirla in autonomia, allora sì, si potrà dire che le basi per una reale equità sono state messe.
Dell’alleanza fanno parte Abi e Federcasse, associazioni che raggruppano gli istituti di credito. Oltre ai sindacati del settore: Fabi, First, Fisac e Uilca. Grazie alla loro mobilitazione ben 54 istituti hanno aderito all’alleanza mettendo in campo iniziative per favorire l’apertura del conto corrente per le donne che ancora non ce l’hanno.
Consigli pratici
L’altra gamba dell’alleanza sono le associazioni delle imprese: Confindustria, Confcommercio, Federmeccanica, Federchimica, Assotel. Oltre ai sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil. Insieme a loro stiamo sollecitando l’adesione di singole imprese — piccole e grandi — disponibili a diffondere nelle loro bacheche fisiche e virtuali il manifesto dell’alleanza e un decalogo pratico per la gestione del conto corrente.
Ci stiamo avvicinando al traguardo delle 40 aziende aderenti — da Coop a Marcegaglia, da Mapei a Baker Hughes, e poi Engie, Ferrarelle, Edison, Humana, Fastweb + Vodafone, Feralpi, per citarne alcune — ma questo vuole essere solo un inizio.
#DonnaLavoroConto può contare sul sostegno del Comune di Milano e di numerose associazioni, tra cui Valore D a Fuori Quota, Fondazione Bellisario, fondazione Libellula, per citarne alcune.
Come andare avanti? Ovviamente allargando la rete a nuove adesioni ma anche segnalando nuovi, possibili, traguardi di cambiamento. Pochi sanno che nel nostro Paese il pagamento delle retribuzioni può avvenire su un conto corrente che non appartiene al lavoratore o alla lavoratrice. Può accadere cioè che un compenso sia accreditato a un fratello, un marito, uno zio, un padre e che quindi la donna che ha lavorato non abbia i soldi sotto il proprio controllo.
La situazione può essere anche declinata al maschile. Non possiamo certo escludere che ci siano uomini, magari sotto ricatto, nelle stesse condizioni.
Disegni di legge
In più occasioni anche in passato sono stati depositati in parlamento disegni di legge per fare sì che le retribuzioni siano versate su un conto corrente intestato soltanto o quantomeno anche al lavoratore. Nulla però è mai andato in porto. Oggi qualcosa si sta muovendo.
La senatrice della Lega Elena Murelli a inizio anno ha depositato una proposta di legge per rendere obbligatorio il versamento dello stipendio su un conto corrente personale. Abbiamo invitato Murelli — sabato 12 alle 12, in Triennale a Milano — a parlarne con altre due politiche sensibili al tema. Si tratta dell’ex ministra Elena Bonetti (Azione) e della viceministra del Lavoro del governo Letta Maria Cecilia Guerra (Pd).
A loro chiederemo se esiste uno spiraglio per un’intesa bi o tripartisan che permetta di intervenire su questa lacuna. Anche se la legislatura è agli sgoccioli.
La situazione è grave ma non per forza seria e di sicuro non deve far perdere il sorriso. Per questo abbiamo coinvolto con noi Laura Formenti (qui a fianco uno stralcio dal suo intervento). Saranno con noi anche alcune delle aziende che per prime hanno aderito e supportato il progetto #DonnaLavoroConto.