Pensione, il futuro si costruisce oggi: perché la previdenza complementare diventa sempre più importante

Dal sistema contributivo all’effetto del tempo sui versamenti: la pensione futura dipenderà sempre più dalla storia lavorativa e dai contributi accumulati. Per questo conoscere la propria posizione previdenziale e valutare per tempo una pensione integrativa può fare una differenza significativa sul reddito disponibile dopo il lavoro.

La pensione non è più una promessa generica. È, sempre di più, il risultato di una formula.

Con il progressivo passaggio dal sistema retributivo al sistema contributivo, avviato con le grandi riforme previdenziali degli anni Novanta, il rapporto tra quanto viene versato durante la vita lavorativa e quanto si riceverà una volta raggiunta la pensione è diventato molto più stretto.

A questo si aggiunge un’altra variabile: la demografia.

L’invecchiamento della popolazione e il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati pongono sotto pressione il sistema previdenziale. Per chi oggi lavora, soprattutto per le generazioni più giovani, diventa quindi essenziale comprendere in anticipo quale potrebbe essere il proprio reddito pensionistico futuro.

E, soprattutto, agire per tempo.

Dal sistema retributivo al contributivo: cosa è cambiato

Per comprendere il futuro delle pensioni bisogna partire dalla trasformazione del sistema italiano.

Nel precedente sistema retributivo, l’importo della pensione era legato in misura significativa alle retribuzioni percepite negli ultimi anni della carriera.

Con il sistema contributivo, invece, assume un ruolo centrale quanto effettivamente versato durante la vita lavorativa.

In termini semplificati: i contributi versati alimentano il montante contributivo che concorrerà a determinare la futura pensione.

Questo rende particolarmente importanti la continuità lavorativa, il livello dei redditi e la regolarità dei versamenti contributivi.

Carriere discontinue, lunghi periodi senza contribuzione o redditi contenuti possono quindi tradursi, nel lungo periodo, in assegni pensionistici più bassi.

La pensione è sempre più una questione matematica

Il principio è semplice: la pensione futura non dipende soltanto dall’età in cui si smette di lavorare.

Dipende dalla storia contributiva costruita nel corso di decenni.

Per questo diventa importante controllare periodicamente la propria posizione presso l’INPS, verificando che i contributi risultino correttamente registrati e utilizzando gli strumenti disponibili per ottenere una stima della futura pensione.

Conoscere con largo anticipo l’importo potenziale dell’assegno previdenziale consente infatti di capire se esiste un possibile gap pensionistico, cioè una differenza significativa tra il reddito percepito durante la vita lavorativa e quello disponibile dopo il pensionamento.

Ed è proprio in questo spazio che assume importanza la previdenza complementare.

Previdenza complementare: non sostituisce la pensione, la integra

Un punto deve essere chiaro: la previdenza complementare non sostituisce la pensione pubblica.

La affianca.

L’obiettivo è costruire progressivamente un secondo pilastro previdenziale capace di integrare il reddito che arriverà dal sistema pubblico.

Le principali forme di previdenza complementare comprendono fondi pensione negoziali, fondi pensione aperti e Piani individuali pensionistici (PIP).

La scelta dipende dalla posizione lavorativa, dai costi, dalle modalità di contribuzione, dall’orizzonte temporale e dalle caratteristiche individuali.

Prima di aderire è quindi fondamentale confrontare attentamente condizioni e costi.

Il grande alleato della pensione integrativa è il tempo

Quando si parla di previdenza complementare, uno degli elementi più importanti non è necessariamente la quantità di denaro investita inizialmente.

È il tempo.

Cominciare presto permette infatti di distribuire lo sforzo economico su un periodo molto più lungo e di sfruttare maggiormente gli effetti della capitalizzazione dei rendimenti.

Il concetto può essere illustrato con un esempio puramente teorico.

Versando 100 euro al mese per 30 anni, i contributi complessivamente effettuati ammontano a 36.000 euro.

Versando la stessa cifra per 15 anni, i contributi sarebbero invece pari a 18.000 euro.

Ma la differenza potenziale non deriva soltanto dal doppio dei versamenti: il capitale investito più a lungo dispone anche di più tempo per generare eventuali rendimenti.

Naturalmente il risultato effettivo dipenderà dal rendimento degli investimenti, dai costi, dalla fiscalità e dall’andamento dei mercati.

Il principio, però, rimane: nella previdenza il tempo è una risorsa finanziaria.

Previdenza complementare e vantaggi fiscali

C’è poi il capitolo fiscale.

La normativa italiana riconosce specifiche agevolazioni alla previdenza complementare.

I contributi versati alle forme pensionistiche complementari possono essere dedotti dal reddito complessivo entro i limiti previsti dalla normativa, con un conseguente possibile risparmio sull’Irpef.

La soglia ordinaria di riferimento è 5.164,57 euro l’anno.

Questo significa che la previdenza complementare può svolgere contemporaneamente due funzioni: costruire capitale destinato al futuro e, nel rispetto delle condizioni previste, ottenere un beneficio fiscale durante la fase di contribuzione.

Non significa però che un fondo pensione sia automaticamente conveniente per chiunque.

Costi, comparto di investimento, durata, situazione fiscale e obiettivi personali devono essere valutati nel loro insieme.

Donne e pensioni: perché il tema è ancora più importante

La previdenza assume una rilevanza particolare per le donne.

Periodi di maternità, lavoro part-time, interruzioni della carriera, attività di cura familiare e differenze retributive possono riflettersi nel lungo periodo sulla contribuzione previdenziale.

Nel sistema contributivo questo elemento diventa particolarmente rilevante: una minore contribuzione durante la carriera può determinare una pensione futura più contenuta.

La pianificazione previdenziale femminile diventa quindi anche una questione di autonomia economica.

Occuparsi della propria pensione a 30 o 40 anni può sembrare prematuro. In realtà, è proprio la distanza dalla pensione a rappresentare uno dei maggiori vantaggi disponibili.

Cosa fare oggi: quattro controlli essenziali

Il primo passo non è necessariamente sottoscrivere un prodotto finanziario. È conoscere la propria situazione.

Conviene partire dal controllo dell’estratto conto contributivo INPS e verificare che i contributi risultino correttamente accreditati. Successivamente è utile ottenere una simulazione della pensione futura, valutare l’eventuale differenza rispetto al reddito desiderato e solo allora confrontare le diverse forme di previdenza complementare.

Una decisione presa con venti o trent’anni di anticipo ha caratteristiche completamente diverse da una decisione presa a pochi anni dalla pensione.

La vera differenza è la consapevolezza

Il sistema pensionistico è complesso, ma il principio alla base della pianificazione previdenziale è molto più semplice.

Non possiamo sapere con precisione quali saranno tutte le regole tra venti o trent’anni. Possiamo però conoscere la nostra posizione attuale e prendere decisioni coerenti con il futuro che vogliamo costruire.

La differenza è tra subire il sistema previdenziale e utilizzarne consapevolmente gli strumenti.

E quando l’orizzonte temporale si misura in decenni, rimandare non è una scelta neutrale.

Perché nella previdenza, forse più che in qualsiasi altro ambito della finanza personale, il tempo ha un valore economico.

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