Al via la VI edizione dell’Innovation Cybersecurity summit

La piattaforma nazionale di riferimento su cyber defence, innovazione e sicurezza delle tecnologie per la difesa

Startupmagazine – di Alessandra D’Amato – Pubblicato: 13/04/2026

Roma, 13 aprile 2026 – Si terrà il 14 e 15 aprile 2026 presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi Guglielmo Marconi, nel prestigioso Palazzo Simonetti Odescalchi (Via Vittoria Colonna 11, Roma), la VI edizione dell’Innovation Cybersecurity Summit, l’appuntamento di riferimento nazionale sulla cyber defence e sull’innovazione in ambito sicurezza e tecnologie per la difesa.
Promosso da ANGI – Associazione Nazionale Giovani Innovatori in collaborazione con gli Uffici del Parlamento Europeo in Italia, l’evento si svolge con l’alto patrocinio dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) e dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AGID). Tra i co-organizzatori anche Alé, Agenzia leader nelle relazioni istituzionali per le aziende del settore cybersicurezza.
L’Innovation Cybersecurity Summit rappresenta la piattaforma unica in Italia dedicata al mondo della cyber defence, dell’innovazione tecnologica in sicurezza nazionale e delle soluzioni per la difesa, coinvolgendo imprese, istituzioni, Forze Armate e Pubblica Amministrazione.
Due intense giornate di alto livello che metteranno al centro il dialogo istituzionale, le proposte legislative, il confronto strategico e il networking tra i maggiori operatori nazionali e internazionali del settore. Temi centrali saranno la cybersicurezza, l’intelligenza artificiale applicata alla difesa, la resilienza delle infrastrutture critiche e i nuovi equilibri geopolitici nel dominio digitale.
Tra i protagonisti che interverranno ricordiamo: Carlo Nordio Ministro della giustizia; Amm. Giuseppe Cavo Dragone Presidente del comitato militare NATO; Alessandro De Pedys Direttore Generale per le Questioni Cibernetiche, l’Informatica e l’Innovazione Tecnologica, MAECI; Matteo Perego di Cremnago – Sottosegretario di Stato al Ministero della difesa; Lucio Malan – Capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato della Repubblica; Pietro Labriola Amministratore Delegato TIM; Luciano Antoci Capo del VI Reparto Sistemi C5I – Stato Maggiore Esercito; Arturo Guarino Generale di Divisione, Capo II Reparto “Impiego delle Forze” Comando Generale Arma dei Carabinieri; Antonio Mancazzo Comandante Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche, Guardia di Finanza; Claudio Brega C.V. – Capo Ufficio Programmazione e Pianificazione per la Transizione Digitale – SMD – VI Reparto Informatica Cyber e Telecomunicazioni; Carmine Marrese Ten. Col., Comandante Gruppo Reti e Sicurezza, Stato Maggiore Aeronautica Militare; Gianluca Maria Marcilli Capitano di Vascello – Stato Maggiore Marina – Ufficio Generale Spazio e Innovazione – Capo Ufficio Innovazione Tecnologica; Emanuele Riganelli Capo settore informatica ufficio Ispettivo e Logistico della Direzione Investigativa Antimafia; Alfredo Nunzi Head of Institutional and Legal Affairs, EU Agency for Law Enforcement Cooperation; Luca Tagliaretti Direttore Esecutivo del Centro europeo di competenza sulla cyber-sicurezza; Roberta Pinotti Presidente della Fondazione del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea; Ivano Gabrielli Direttore, Servizio Polizia Postale e Sicurezza Cibernetica; Angelo Palmieri Generale C.A. – Presidenza del Consiglio dei  Ministri; Alessandro Morelli Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri; Valentino Valentini – Viceministro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy; Alessio Butti Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri; Ettore Rosato Segretario COPASIR, Camera dei Deputati; Bruno Frattasi Direttore Generale – Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale; Gianpaolo Zambonini Direttore Servizio Sicurezza Cibernetica, Ministero dell’Interno; Nicla Ivana Diomede Direttore Dipartimento Cybersecurity, Roma Capitale; Monsignor. Renzo Pegoraro Presidente della Pontificia accademia per la Vita; Antonio Ciccolella Senior Advisor, Earth Observation Directorate, ESA; Samuele Foni Security Office, ESA.
“Come Presidente di ANGI, sono profondamente orgoglioso di portare a Roma, per la sesta edizione, l’Innovation Cybersecurity Summit: non è solo un evento, ma il principale momento di confronto nazionale tra istituzioni, imprese, Forze Armate e mondo della ricerca per costruire insieme la sicurezza digitale del futuro dell’Italia e dell’Europa. In un contesto geopolitico sempre più complesso, innovazione e cybersicurezza rappresentano una priorità strategica irrinunciabile”, dichiara Gabriele Ferrieri, Presidente di ANGI – Associazione Nazionale Giovani Innovatori.
La manifestazione vede numerosi sponsor e partner sostenitori tra cui: Impatto Digitale Group; Aipsa (scientific partner); Unimarconi (Host Partner); Palo Alto (knowledge partner); Accenture; A2A, aizoOn, Bip CyberSec; Bitdefender, Check Point, Cyber Guru, Domyn, Fata Informatica, Imprivata, Lutech, Meta, Negg Group, Netgroup, Netskope, Olidata, Reevo, Rina, Polo Strategico Nazionale, TeamSystem, Teleconsys, Thales, Tinexta Cyber, TrendAI; Zenita Group. Technical partner San Bernardo e Tucano.
L’evento gode della media partnership della RAI.
Per il programma completo, l’elenco degli speaker e le modalità di partecipazione: Sito ufficiale: www.cybersecitalysummit.it
L’Innovation Cybersecurity Summit è un’iniziativa a numero chiuso con iscrizione obbligatoria.

Robot domestici e cybersicurezza: i rischi reali da conoscere

I robot domestici basati su VLA non si limitano più a eseguire ordini, ma interpretano ambiente e linguaggio per decidere come agire. Per questo la cybersicurezza smette di essere un dettaglio tecnico e diventa una condizione essenziale della vita digitale in casa

Di Antonio Chella – www.agendadigitale.eu
Laboratorio di Robotica, dipartimento di Ingegneria Università degli Studi di Palermo 3/04/2026

I robot domestici basati su modelli Vision–Language–Action (VLA) segnano un passaggio decisivo: non eseguono soltanto istruzioni, ma osservano, interpretano e agiscono nello spazio quotidiano. È da qui che nasce un problema fondamentale: la cybersicurezza non riguarda più solo software e rete, ma l’intero processo che trasforma percezione e linguaggio in azione fisica.
Dal robot che esegue al robot che interpreta
In un mio precedente intervento sugli “umanoidi domestici” [1] sostenevo che la discontinuità più profonda nell’attuale ricerca robotica non è tanto la forma e la capacità motoria dei nuovi robot umanoidi, bensì il loro modo di apprendere e di interagire: il comportamento dei robot non è più basato sulla programmazione tradizionale, ma sull’apprendimento attraverso il linguaggio naturale e le dimostrazioni. Questa discontinuità è stata resa possibile, appunto, dai modelli Vision–Language–Action (VLA).
Oggi quel passaggio si sta consolidando e costringe a un nuovo cambio di prospettiva. Se un robot domestico diventa un agente che osserva, interpreta e agisce nello spazio più intimo della nostra vita quotidiana, allora la cybersicurezza non può essere un “requisito accessorio”, ma diventa un requisito strutturale dell’abitare digitale.
Che cosa sono i robot domestici basati su VLA
Un robot basato su VLA può essere descritto, in modo sintetico, come un sistema robotico in cui l’azione dipende dallo stato interno del robot, da ciò che vede e da ciò che comprende attraverso il linguaggio. Il punto non è che il robot “capisce i comandi”, ma che è capace di fondere la visione e il linguaggio in una rappresentazione comune dalla quale emergono le sue scelte operative e motorie. Inoltre, il robot è in grado di generalizzare dai dati di apprendimento. Questo paradigma è stato reso evidente da lavori fondativi come RT-2 di Google DeepMind, che integra modelli di linguaggio e di visione pre-addestrati su larga scala nel controllo robotico per migliorare la generalizzazione e il ragionamento [2].
Nel contesto domestico, il valore di questa generalizzazione è immediato: la casa è un ambiente non strutturato, pieno di eccezioni, e la possibilità di adattarsi con poche dimostrazioni è un requisito pratico. Anche qui la letteratura ha già mostrato segnali interessanti: il sistema Mobile ALOHA sviluppato alla Stanford University, ad esempio, evidenzia come l’imitazione da dimostrazioni raccolte tramite teleoperazione possa ottenere buone prestazioni su compiti domestici complessi, con un numero contenuto di esempi per ciascun compito [3].
Questa stessa architettura, però, sposta il “centro di gravità” della sicurezza: non basta più proteggere la rete Internet e il firmware. Bisogna proteggere l’intero processo che collega percezione, interpretazione e azione.
Perché i robot domestici basati su VLA ampliano la superficie d’attacco
Per capire perché la cybersicurezza cambia natura, conviene definire subito alcuni scenari plausibili in ambito domestico. Non sono “fantasie da hacker”, ma conseguenze logiche del fatto che il robot prende decisioni in modo multimodale e produce output fisici.
Il linguaggio come canale di controllo
Il primo scenario riguarda il linguaggio come canale di controllo. Se la voce diventa un input operativo, allora la sicurezza non dipende solo da “cosa” viene detto, ma anche da “chi” lo dice e dalle proprietà fisiche del segnale. Esiste una letteratura consolidata che mostra come sistemi di riconoscimento vocale possano essere influenzati da comandi non udibili agli esseri umani, ma comunque interpretati dai dispositivi: DolphinAttack, ad esempio, dimostra la fattibilità di comandi veicolati in banda ultrasonica sfruttando la non-linearità dei microfoni, con effetti su assistenti vocali reali [4]. In una casa con robot in ascolto continuo, l’autenticazione dei comandi e la gestione del contesto sono questioni di sicurezza.
La prompt injection nel mondo fisico
Il secondo scenario riguarda la prompt injection, ossia la possibilità di deviare il comportamento di un sistema generativo tramite input formulati in modo opportunistico. La fondazione OWASP (Open Worldwide Application Security Project), nel suo Top 10 per le applicazioni LLM [5], pone la prompt injection tra i rischi principali, insieme al poisoning dei dati e alle vulnerabilità della supply chain. Nel caso dei robot basati su VLA, l’input linguistico non produce soltanto testo, ma influisce anche sulla scelta dell’azione. Inoltre, in casa l’input linguistico può provenire non solo dalla voce dell’utente, ma anche da testi presenti nell’ambiente (come scritte, schermi, istruzioni contestuali). Il mondo fisico smette di essere “sfondo” e diventa un canale di input. Si pensi, ad esempio, a una scritta lasciata su un pezzo di carta che fornisce un’istruzione malevola al robot.
Gli attacchi percettivi e le decisioni errate
Il terzo scenario riguarda gli attacchi percettivi. Sappiamo da tempo che i modelli di visione possono essere influenzati in modo robusto nel mondo reale tramite schemi stampabili. Il lavoro su Adversarial Patch [6] mostra patch universali e fisicamente realizzabili che, pur non essendo “magia”, spostano sistematicamente l’output di classificatori anche in presenza di trasformazioni realistiche (rotazioni, scale, illuminazione). Nel robot domestico, la conseguenza non è solo un’etichetta errata, ma può anche essere una decisione errata. Se il robot interpreta in modo scorretto un oggetto o una scena, l’errore può tradursi in presa, movimento, manipolazione.
La supply chain dei modelli e del software
Il quarto scenario, spesso sottovalutato nel dibattito pubblico, è quello della filiera dei modelli e del software. I robot domestici basati su VLA raramente partono da zero: usano componenti pre-addestrati e tecniche di fine-tuning. Questo rende concettualmente plausibili attacchi “a monte”, in cui il comportamento anomalo non deriva da una compromissione della rete domestica, bensì da una backdoor inserita nella supply chain del modello. BadNets [7] è un riferimento classico perché mostra come un modello possa funzionare “normalmente” sui dati puliti e attivare comportamenti deviati in presenza di un evento specifico. Anche la fondazione OWASP include esplicitamente il data poisoning e le vulnerabilità della supply chain tra i rischi sistemici.
Gli aggiornamenti come parte della sicurezza
Il quinto scenario riguarda gli aggiornamenti. In un robot domestico che evolve nel tempo, un aggiornamento non è solo manutenzione, ma può cambiare il comportamento del robot. Questo rende fondamentali la necessità di tracciare le versioni, la verificabilità degli aggiornamenti, la possibilità di tornare alle versioni precedenti e la verifica delle modifiche apportate. Il punto non è “diffidare degli aggiornamenti”, ma progettare un ciclo di vita in cui l’evoluzione del sistema di controllo del robot sia gestita come parte della sicurezza.
L’ecosistema IoT e il movimento laterale
Il sesto scenario nasce dall’ecosistema IoT domestico. Il robot non vive in isolamento: convive con router, altoparlanti, telecamere, serrature, sensori. In caso di compromissione, può diventare un punto di osservazione per il movimento laterale verso altri dispositivi, poiché è spesso il nodo con più sensori e maggiore capacità di calcolo. Qui diventano rilevanti le normative tecniche per la sicurezza IoT consumer, come ETSI EN 303 645 [8], e le linee guida come la NISTIR 8259A [9], che formalizzano requisiti minimi di sicurezza e capacità di gestione lungo il ciclo di vita dei dispositivi connessi. Se, inoltre, il robot utilizza middleware robotici, la sicurezza delle comunicazioni interne assume un ruolo diretto: la documentazione ROS 2 descrive l’uso di DDS-Security tramite sros2 per proteggere le comunicazioni tra nodi [10].
Quando l’indisponibilità diventa rischio fisico
Infine, anche l’indisponibilità può diventare un rischio fisico. La fondazione OWASP include il model denial of service tra i rischi degli LLM perché gli attacchi di esaurimento delle risorse possono degradare o interrompere il servizio. In un robot, la degradazione non è solo “un servizio lento”: può comportare latenza decisionale, fallback non ottimali e una perdita di fluidità del controllo in situazioni in cui la reattività è parte della sicurezza.
Dal cyber al safety: quando un bit diventa un newton
Questi scenari chiariscono un punto: nei robot domestici basati su VLA la separazione storica tra security (attacchi intenzionali) e safety (guasti accidentali) tende a collassarsi. Un attacco non deve “rompere” il sistema; può spingerlo verso decisioni plausibili ma sbagliate. E l’effetto finale non è solo digitale: la forza, il movimento, l’interazione del robot.
Per questo la cybersicurezza dei robot domestici non può essere confinata al perimetro informatico. Deve essere un disegno multilivello che attraversa l’identità del dispositivo, l’integrità della catena, la sicurezza delle comunicazioni, la robustezza del modello, i vincoli fisici certificati e i guardrail semantici. Questi ultimi sono particolarmente importanti: un sistema che interpreta il linguaggio naturale deve riconoscere le ambiguità, chiedere conferma quando necessario e rifiutare azioni ad alto rischio se il contesto non è sufficientemente chiaro. In altri termini, la “sicurezza semantica” diventa complementare alla sicurezza meccanica.
On-device e continuità operativa: una scelta tecnica che diventa scelta di governance
Nella prospettiva domestica, l’esecuzione locale di parti rilevanti dell’architettura cognitiva è anche una leva per la sicurezza e la privacy. Riduce la dipendenza dalla rete, migliora continuità operativa e limita l’esposizione dei dati sensibili della vita domestica.
In questa direzione vanno iniziative industriali recenti: Google DeepMind ha introdotto Gemini Robotics [11] come famiglia di modelli per integrare capacità multimodali nel controllo fisico e ha presentato una variante on-device progettata per l’inferenza locale e per l’adattamento rapido ai compiti. Il punto, però, non è “cloud sì o cloud no”, ma il governo di un’architettura ibrida: ciò che può restare in casa dovrebbe restare in casa, e ciò che deve passare sul cloud dovrebbe farlo in modo verificabile, minimo e tracciabile.
Politica europea: AI Act e Cyber Resilience Act rendono la sicurezza un requisito di prodotto
Qui entra in gioco il quadro europeo. L’AI Act [12], nella pagina ufficiale della Commissione, prevede un’applicazione progressiva: pratiche proibite e obblighi di alfabetizzazione sull’AI dal 2 febbraio 2025, obblighi per i modelli di AI per finalità generali e governance dal 2 agosto 2025, piena applicabilità dal 2 agosto 2026, con un periodo di transizione fino al 2 agosto 2027 per alcune regole legate ai sistemi ad alto rischio incorporati in prodotti regolati. Per la robotica domestica basata su VLA, questo significa che robustezza e cybersecurity non sono più soltanto “best practice”, ma aspetti che entrano nel perimetro di conformità e responsabilità, soprattutto quando il robot opera in scenari che incidono sulla sicurezza delle persone o sull’assistenza a soggetti fragili.
Il Cyber Resilience Act [13], dal canto suo, sposta la cybersecurity nella logica della sicurezza di prodotto, con marcatura CE e obblighi lungo il ciclo di vita. La Commissione indica che il Cyber Resilience Act è entrato in vigore il 10 dicembre 2024; le principali obbligazioni si applicano dall’11 dicembre 2027 e gli obblighi di reporting dal 11 settembre 2026. Per i robot domestici con update continui e dipendenze complesse, questo implica processi industriali maturi per la gestione delle vulnerabilità, la tracciabilità e gli aggiornamenti: un requisito che, di fatto, diventa parte dell’ingegneria del robot tanto quanto i sensori e gli attuatori.
Anche la direttiva NIS2 [14], con la scadenza di recepimento fissata al 17 ottobre 2024, indica la direzione europea: la governance del rischio, la supply chain e le capacità di enforcement sono centrali e contribuiscono a un ecosistema in cui l’insicurezza di filiera è sempre meno tollerata.
Verso un’ingegneria della sicurezza cognitiva
La diffusione dei robot intelligenti in casa non dipenderà solo dalla destrezza o dall’abilità di dialogare. Dipenderà dalla fiducia. E la fiducia, nel digitale, è un costrutto tecnico e istituzionale insieme: nasce dalla trasparenza, dalla verificabilità, dalla gestione responsabile degli aggiornamenti e dalla capacità di mitigare rischi prevedibili.
In termini di metodo, un riferimento utile per collegare rischi, contesto d’uso e misure organizzative e tecniche è il NIST AI Risk Management Framework [15], che propone un approccio sistematico alla gestione del rischio AI senza ridurlo a un singolo livello (modello, dato o deployment). Nel caso dei robot basati su VLA, questo approccio conduce a una conclusione semplice: la cybersicurezza deve proteggere non soltanto il robot come dispositivo, ma anche il robot come decisore con un corpo. È qui che serve un’“ingegneria della sicurezza cognitiva” capace di integrare la sicurezza informatica classica, la robustezza dei modelli, i vincoli fisici e la governance degli aggiornamenti.
Perché la cybersicurezza dei robot domestici basati su VLA è un prerequisito
Se vogliamo che i robot domestici basati su VLA diventino una tecnologia quotidiana e non una curiosità da demo, dobbiamo considerare la cybersicurezza come prerequisito dell’abitazione digitale. In un sistema che vede, interpreta e agisce, la protezione riguarda anche il perimetro cognitivo, perché è lì che un input malevolo, ambiguo o fuori distribuzione può trasformarsi in un comportamento fisico. Il quadro europeo, dall’AI Act al Cyber Resilience Act, spinge nella direzione giusta: non per frenare l’innovazione, ma per renderla scalabile e affidabile, imponendo responsabilità lungo la filiera e la gestione del rischio lungo il ciclo di vita. La partita, nei prossimi anni, non sarà decidere se i robot entreranno in casa, ma con quale architettura: modelli più robusti, aggiornamenti verificabili, dati realmente governati e comportamenti prevedibili quando il contesto diventa incerto. Solo così l’intelligenza incorporata nel robot potrà diventare un’alleata dell’autonomia domestica senza trasformarsi in una nuova fonte di fragilità.
Bibliografia
[1] A. Chella, Robot umanoidi domestici: la rivoluzione AI entra in casa, Agenda Digitale 2025 https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/robot-umanoidi-domestici-la-rivoluzione-ai-entra-in-casa/
[2] A. Brohan et al., “RT‑2: Vision‑Language‑Action Models Transfer Web Knowledge to Robotic Control”, arXiv:2307.15818.
[3] Z. Fu, T. Z. Zhao, C. Finn, “Mobile ALOHA: Learning Bimanual Mobile Manipulation with Low‑Cost Whole‑Body Teleoperation”, arXiv:2401.02117.
[4] G. Zhang et al., “DolphinAttack: Inaudible Voice Commands”, arXiv:1708.09537.
[5] https://owasp.org/www-project-top-10-for-large-language-model-applications/
[6] T. B. Brown et al., “Adversarial Patch”, arXiv:1712.09665.
[7] T. Gu et al., “BadNets: Identifying Vulnerabilities in the Machine Learning Model Supply Chain”, arXiv:1708.06733.
[8]https://www.etsi.org/deliver/etsi_en/303600_303699/303645/03.01.03_60/en_303645v030103p.pdf
[9] https://doi.org/10.6028/NIST.IR.8259A
[10] https://docs.ros.org/en/kilted/Tutorials/Advanced/Security/Introducing-ros2-security.html
[11] https://deepmind.google/models/gemini-robotics/
[12] https://digital-strategy.ec.europa.eu/it/policies/regulatory-framework-ai
[13]https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/ policies/cyber-resilience-act
[14]https://digital-strategy.ec.europa.eu/it /policies/nis2-directive
[15] https://www.nist.gov/itl/ai-risk-management-framework

Bce: l’Ue scommette sul binomio benessere-cultura finanziaria. Al via domani Euro Steps Walking Challenge

Di Valeria Santoro 31/03/2026 – valeria.santoro@mfnewswires.it – redazione@mfnewswires.it – www.milanofinanza.it

ROMA (MF-NW)-Partirà domani, 1 aprile, “EuroSteps Walking Challenge, un’iniziativa promossa dalla Banca Centrale Europea insieme a quindici banche centrali dell’area euro, tra cui la Banca d’Italia. La sfida, attiva fino al 30 aprile, coinvolge i cittadini in un format che integra attività fisica e alfabetizzazione finanziaria. La partecipazione avviene tramite l’app Walk15: si seleziona la challenge, si aderisce al Team Italia e si iniziano a registrare i passi.
Il contributo individuale alimenta una classifica europea costruita sul totale dei passi accumulati da ciascun Paese. Accanto alla dimensione competitiva, il progetto introduce un flusso regolare di contenuti informativi: due o tre notifiche settimanali con indicazioni pratiche su temi come sicurezza digitale, utilizzo del credito, pianificazione previdenziale, risparmio e investimenti. Informazioni essenziali, pensate per essere fruite in tempi brevi e integrate nella routine quotidiana. L’iniziativa si colloca nel quadro delle attività dell’Eurosistema per la diffusione della cultura finanziaria, con un’attenzione mirata al divario di genere. Nel suo intervento di lancio, la Presidente della Bce, Christine Lagarde ha sottolineato come le competenze finanziarie influenzino in modo diretto le scelte individuali lungo tutto l’arco della vita e come, ancora oggi, molte donne si trovino a decidere senza strumenti adeguati. Il rafforzamento dell’alfabetizzazione finanziaria è quindi un fattore di autonomia. In quest’ottica si inseriscono anche i contenuti dedicati alla violenza economica, un tema che resta spesso sottotraccia ma che incide in modo significativo sulla possibilità di autodeterminazione delle donne.
La struttura dell’iniziativa introduce un nesso chiaro tra comportamenti quotidiani e qualità delle decisioni. La gestione del denaro, come la salute, richiede continuità e consapevolezza. L’obiettivo è rendere questo processo accessibile, superando barriere tecniche e cognitive. “Steps to master your money” e “Ogni passo crea valore” sono gli slogan che sintetizzano la doppia missione dell’iniziativa, una sfida che trasforma l’attività fisica, ossia il numero di passi fatti ogni giorno, in un’occasione di apprendimento semplice, coinvolgente e accessibile a tutti. Al termine della sfida ogni partecipante riceverà un diploma digitale personalizzato direttamente nell’app e per i cinque concorrenti più attivi, insieme ad altri cinque estratti a sorte, è in palio un premio. L’iniziativa rientra nell’impegno costante che da anni la Banca d’Italia riserva alla diffusione della cultura economica e finanziaria tra i cittadini di tutte le età e le imprese.

Educazione finanziaria e partecipazione economica per l’indipendenza delle donne, il messaggio del presidente di Federcasse

La Voce della buona notizia – di Redazione – Pubblicato: 31/03/2026

L’educazione finanziaria come leva di autonomia, partecipazione e cittadinanza economica. È questo il messaggio lanciato da Augusto dell’Erba nel convegno di Idee, donne del credito cooperativo. Un tema che riguarda non soltanto la gestione delle risorse personali, ma il modo stesso in cui le persone partecipano alla vita economica e sociale del Paese.
«L’educazione finanziaria, questo è importante sottolinearlo, non si limita ad essere un mezzo per gestire le proprie risorse, ma si pone come opportunità per edificare autonomia, fiducia e partecipazione», è stato ricordato durante l’incontro. Un percorso che assume una dimensione più ampia rispetto alla semplice conoscenza di strumenti bancari o finanziari. «È da questo fondamento che può scaturire un autentico progresso civile, economico e culturale, in grado di collocare la persona e la sua dignità al centro di un nuovo paradigma di sviluppo sostenibile ed equo», è stato sottolineato, «capace di sostenere il protagonismo attivo e consapevole delle donne e delle generazioni più giovani».
Augusto Dell’Erba ha evidenziato la dimensione strategica della questione. «È un tema strategico, quello della parità. Ogni anno viene svolto e declinato con modalità diverse e mi sembra particolarmente interessante che quest’anno ci sia questa collaborazione che prende tante forme e che vede protagoniste comunque le donne, le giovani socie, i soci della Fondazione Terzo Millennio e anche con un contributo ovviamente da parte di Federcasse».
Secondo Dell’Erba, l’educazione finanziaria è diventata oggi un passaggio essenziale per rafforzare l’autonomia delle persone e la loro partecipazione alla vita economica. «È un tema che è diventato essenziale. Lo ripeto, per promuovere l’autonomia, la partecipazione, la piena cittadinanza economica. E non è un caso che noi proponiamo insieme alle donne, alle giovani donne, ma anche ai giovani, ai giovani soci, di prendere questa leadership e questa responsabilità».
Nel quadro delle iniziative promosse dal sistema del Credito Cooperativo, l’alfabetizzazione finanziaria viene considerata un vero e proprio bene collettivo. «L’educazione finanziaria è un bene comune», ha affermato il presidente di Federcasse, «soprattutto caratterizzata, come lo fa il Credito Cooperativo, rappresenta una leva strategica essenziale di potenziamento sia individuale sia collettivo. Elevare l’alfabetizzazione finanziaria è particolarmente importante soprattutto quando ci sono difficoltà e anche incertezze».
Il punto centrale è la consapevolezza. «La consapevolezza significa non sudditanza, significa non dipendenza e quindi già un’educazione all’autonomia in generale. Ma l’autonomia, in particolare per quanto riguarda le questioni economiche, le questioni finanziarie, le questioni più semplicemente di rapporti con le banche, è veramente di grande attualità», ha spiegato Dell’Erba. Un impegno che il sistema delle Banche di Credito Cooperativo porta avanti attraverso numerose iniziative sul territorio. «Noi lo facciamo con uno stile, con un coinvolgimento e anche con una vastità di iniziative, con tanta creatività che emerge a tutti i livelli, cominciando dai territori».
La riflessione si inserisce in un contesto nel quale i dati mostrano ancora forti squilibri nelle competenze finanziarie tra uomini e donne e tra generazioni. Numeri che fotografano una realtà complessa e che richiedono un’azione educativa diffusa. «Sappiamo che c’è un triste primato soprattutto per quanto riguarda le donne con riferimento alle conoscenze finanziarie», è stato ricordato nel corso dell’incontro.
Secondo i dati di Edufin del Ministero dell’Economia e delle Finanze, soltanto il 22% delle donne italiane gode oggi di forme di indipendenza economica e autonomia. Una donna su tre è priva di un reddito proprio e meno della metà possiede una formazione adeguata in educazione finanziaria, contro il 65% degli uomini.
Il divario emerge anche nel mercato del lavoro e nelle condizioni economiche complessive. Il tasso di occupazione femminile si attesta al 59%, mentre le pensioni percepite dalle donne risultano mediamente inferiori del 36% rispetto a quelle degli uomini. «Pensate quanto è grave questo gap», è stato osservato durante il confronto.
Anche sul fronte dell’alfabetizzazione finanziaria generale il Paese presenta criticità. L’Italia si colloca infatti nella parte bassa delle classifiche internazionali, con un gender gap stabile di circa cinque punti: il livello di alfabetizzazione finanziaria è pari al 54% per le donne contro il 59% degli uomini.
Un quadro confermato anche da una recente ricerca finanziata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e realizzata dalle associazioni dei consumatori. Lo studio evidenzia come il 53% degli uomini dichiari competenze finanziarie elevate, contro il 43,6% delle donne.
Ma le difficoltà riguardano anche le nuove generazioni. «I giovani sono più esposti», è stato sottolineato nel corso dell’incontro. Tra i ragazzi tra i 18 e i 24 anni solo il 50% tiene traccia delle proprie entrate e uscite, contro il 77% delle persone oltre i 65 anni. Ancora più significativo è il dato sulla comprensione degli strumenti finanziari: soltanto il 20% dei giovani tra i 18 e i 34 anni legge e comprende senza difficoltà le condizioni di prestiti, carte di credito e strumenti di pagamento digitali o elettronici.
Numeri che spiegano la scelta di rafforzare l’impegno educativo coinvolgendo non solo il mondo femminile ma anche i giovani soci delle realtà cooperative. L’obiettivo è costruire una comunità più consapevole e capace di affrontare le trasformazioni dell’economia contemporanea.
Per il sistema del Credito Cooperativo l’educazione finanziaria rappresenta dunque molto più di una competenza tecnica: è uno strumento di emancipazione personale e di crescita sociale. Un percorso che, mettendo al centro la persona e la sua dignità, punta a costruire una società più equa, partecipata e consapevole.

COMMISSIONE EUROPEA HACKERATA: RUBATI OLTRE 350 GB DI DATI

Sottratti oltre 350 GB di dati dai server cloud dell’istituzione: è il secondo episodio in pochi mesi, emergono gravi vulnerabilità digitali.

di Rossella Vitale – 29/03/2026 – www.tecnoandroid.it

Un attacco informatico ha colpito la Commissione Europea, compromettendo l’infrastruttura cloud che ospita la presenza web dell’istituzione sulla piattaforma Europa.eu. La notizia è arrivata direttamente da Bruxelles, dove hanno confermato che l’incidente è stato contenuto, ma non prima che l’autore della minaccia riuscisse a mettere le mani su oltre 350 GB di dati.
Stando a quanto emerso finora, le prime risultanze dell’indagine ancora in corso suggeriscono che i dati sottratti provengano dai siti web di Europa. La Commissione Europea ha dichiarato di star notificando tutti gli enti dell’Unione potenzialmente coinvolti nell’incidente. Non è stato ancora chiarito, però, come esattamente l’infrastruttura cloud sia stata violata. Quello che si sa è che l’attore malevolo sarebbe riuscito ad accedere ai siti di Europa e ai dati dei dipendenti attraverso uno degli account Amazon Web Services della Commissione.
Non è la prima volta: un precedente già a febbraio
La cosa che fa riflettere è che non si tratta nemmeno di un caso isolato. La Commissione Europea aveva già comunicato una violazione con impatto simile sui dati dei dipendenti nel mese di febbraio di quest’anno. Due episodi ravvicinati, insomma, che mettono in luce vulnerabilità serie nell’apparato digitale delle istituzioni europee.
Entrambe le violazioni, va detto, sembrano comunque meno gravi rispetto al famigerato attacco Salt Typhoon, quello che nel 2024 aveva preso di mira le compagnie di telecomunicazioni statunitensi. In quel caso gli hacker erano riusciti ad accedere ai dati degli smartphone di membri sia della campagna Trump che della campagna Harris, oltre che di altri funzionari governativi. Un livello di intrusione decisamente più profondo e con implicazioni geopolitiche enormi.
Il pacchetto cybersicurezza della Commissione Europea
Ed è proprio il contesto generale a rendere tutto questo particolarmente significativo. A gennaio 2026, la Commissione Europea ha presentato un nuovo Pacchetto Cybersicurezza pensato per affrontare problematiche di questo tipo. Il pacchetto delinea, tra le altre cose, nuove modalità con cui gli Stati membri dell’Unione Europea possono gestire aziende potenzialmente rischiose all’interno delle proprie catene di fornitura nel settore delle telecomunicazioni.
L’indagine sull’attacco informatico alla Commissione Europea è ancora in corso, e non è stato comunicato un calendario preciso per la divulgazione dei risultati completi. Resta da capire se i 350 GB di dati sottratti dalla piattaforma Europa.eu contengano informazioni sensibili o classificate, oppure se si tratti prevalentemente di materiale già accessibile pubblicamente. La notifica agli enti dell’Unione potenzialmente coinvolti è già partita, mentre la Commissione Europea non ha ancora fornito dettagli tecnici sulle specifiche vulnerabilità sfruttate nell’account Amazon Web Services compromesso.

Cybersicurezza, accordo tra Banca d’Italia e Guardia di Finanza: insieme contro gli attacchi informatici

L’accordo prevede lo scambio di informazioni finalizzate a prevenire e contrastare incidenti informatici e attacchi cyber

www.frosinonenews.eu
Redazione – 29 Marzo 2026

La Banca d’Italia e la Guardia di Finanza hanno siglato un accordo di collaborazione in materia di cybersicurezza che mira a rafforzare l’efficacia delle azioni di prevenzione e protezione dagli attacchi informatici, valorizzando le competenze e le capacità delle due istituzioni.
L’accordo – sottoscritto dal Direttore Generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, e dal Capo di Stato Maggiore del Comando Generale della Guardia di Finanza, Gen. D. Giuseppe Arbore – prevede lo scambio di informazioni finalizzate a prevenire e contrastare incidenti informatici che riguardano gli ambiti di interesse delle rispettive Istituzioni, anche attraverso la definizione di campagne di sensibilizzazione sulle tematiche di cybersecurity.
L’intesa prevede, inoltre, la condivisione di report informativi relativi a tecniche, tattiche e procedure di attacco o tecnologie di prevenzione e protezione dalle minacce cyber. È altresì prevista la partecipazione di rappresentanti di ciascuna Istituzione alle attività formative e agli eventi di reciproco interesse, finalizzati allo sviluppo di competenze specialistiche in materia di evoluzione dei rischi informatici e delle connesse attività di prevenzione e contrasto.

Polizia e smartphone: stretta sull’accesso ai dati con le nuove regole UE

29 Marzo 2026 | Autore: Paolo Florio www.startupmagazine.it

La Legge di delegazione europea 2025 introduce tutele su privacy, riparazione dei beni e lotta alle querele temerarie. Ecco tutte le novità.
L’Italia aggiorna il proprio ordinamento per allinearsi agli standard europei in settori che spaziano dalla vita digitale alla tutela dell’ambiente. Con l’approvazione definitiva del Senato dell’11 marzo 2026, la Legge di delegazione europea 2025diventa il motore di una profonda trasformazione normativa. Non si tratta di una semplice formalità burocratica, ma di un atto che ridefinisce il confine tra i poteri dello Stato e la libertà dei cittadini. La regola generale che emerge è chiara: la tecnologia e i mercati devono evolvere nel rispetto della dignità individuale. Dalla maggiore protezione dei contenuti negli smartphone durante le indagini, fino al diritto di riparare i propri elettrodomestici, il provvedimento punta a bilanciare l’efficienza della sicurezza pubblica con i diritti inviolabili della persona e le esigenze dei consumatori moderni.
Smartphone e indagini: accesso ai dati solo con il via libera del giudice
Una delle novità più significative riguarda il rapporto tra le autorità di polizia e i nostri dispositivi elettronici. La legge impone al Governo di riscrivere le regole per l’acquisizione di messaggi, foto e file contenuti in smartphone e computer durante le inchieste (art. 5). Il principio cardine è la proporzionalità: l’accesso ai dati deve essere circoscritto in base alla gravità del reato. Ad esempio, non si potrà più “setacciare” un telefono per un illecito minore senza solidi motivi. Salvo casi di urgenza estrema, sarà obbligatorio un controllo preventivo da parte di un giudice o di un organismo amministrativo indipendente (sentenza Corte di giustizia europea 4 ottobre 2024, causa C-548/21). Questo significa che la polizia giudiziaria dovrà ottenere un’autorizzazione specifica che giustifichi l’intrusione nella memoria digitale del cittadino, adeguando così il codice di procedura penale ai criteri di riservatezza stabiliti a Lussemburgo.
Diritto alla riparazione: stop all’obsolescenza e nuove tutele online
Il provvedimento interviene anche nella vita quotidiana dei consumatori con il recepimento della direttiva sul diritto alla riparazione (direttiva 2024/1799). La legge delega il Governo a creare sistemi che rendano più facile e conveniente aggiustare i prodotti invece di buttarli. Nascerà una piattaforma online europea per mettere in contatto chi ha bisogno di un intervento tecnico con i professionisti del settore. L’Italia dovrà stabilire regole precise per i casi in cui il riparatore non rispetti gli impegni, armonizzando queste norme con il Codice del consumo. Un esempio pratico riguarda la garanzia post-vendita: se un elettrodomestico si rompe, il consumatore avrà strumenti più forti per pretendere il ripristino del bene invece della sostituzione forzata, riducendo così l’impatto ambientale e i costi per le famiglie.
Cybersicurezza: requisiti più severi per tutti i prodotti digitali
La protezione dagli attacchi informatici diventa un obbligo per chiunque metta sul mercato prodotti dotati di elementi digitali. Il Governo deve ora attuare il Cyber Resilience Act (regolamento UE 2024/2847), che fissa standard di sicurezza minimi per software e hardware. L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN) assumerà il ruolo di autorità di vigilanza, con il potere di controllare che i prodotti venduti in Italia non abbiano falle pericolose. La legge stanzia fondi significativi, oltre 2 milioni di euro per l’anno corrente, per potenziare queste attività. Viene inoltre introdotto un sistema di allerta condivisa e mutuo soccorso tra i paesi membri per rispondere alle emergenze informatiche su vasta scala (Cyber Solidarity Act), trasformando la sicurezza digitale da un onere dei singoli a una difesa collettiva.
Querele temerarie: scudo legale per giornalisti e attivisti civili
Per tutelare la partecipazione pubblica e la libertà di stampa, l’Italia recepisce le norme contro le azioni SLAPP (direttiva 2024/1069). Si tratta di cause legali intentate con l’unico scopo di intimidire chi svolge inchieste o attività di attivismo civile, sommergendoli di spese legali. La nuova disciplina prevede strumenti processuali per permettere ai giudici di bloccare sul nascere questi procedimenti quando risultano manifestamente infondati.
In sintesi, i pilastri di questa tutela sono:
l’individuazione immediata delle finalità intimidatorie della causa;
la possibilità di una chiusura anticipata del processo; la previsione di sanzioni per chi abusa dello strumento giudiziario per soffocare il dissenso.
Ambiente e fauna: nuove regole per la tutela del lupo e dei rifiuti
Il capitolo ambientale è molto dettagliato e tocca temi sentiti nelle zone rurali. Il Governo deve adeguare la normativa sulla protezione del lupo (direttiva 2025/1237), che passa da specie “strettamente protetta” a “protetta”. Questa modifica permette una gestione più flessibile della convivenza tra fauna selvatica e attività umane, come l’allevamento. Sul fronte dei rifiuti, arrivano nuove regole per gli imballaggi (regolamento UE 2025/40), con obiettivi ambiziosi di riutilizzo. L’Italia avrà otto mesi per definire le autorità competenti e il sistema delle sanzioni. Viene inoltre creato un portale pubblico gratuito per la consultazione dei dati ambientali degli impianti industriali, garantendo trasparenza totale sulle emissioni e l’inquinamento prodotto dalle fabbriche.
Proprietà industriale e investimenti nei settori strategici
Per favorire la competitività delle imprese, la legge semplifica la protezione di disegni e modelli (direttiva 2024/2823). Sarà introdotta una procedura amministrativa rapida per dichiarare nulli i diritti registrati impropriamente, evitando lunghe battaglie nei tribunali. Parallelamente, lo Stato punta sulle tecnologie pulite con il Net-Zero Industry Act. Lo Sportello unico delle attività produttive (SUAP) diventerà l’unico punto di contatto per le autorizzazioni dei progetti a zero emissioni, garantendo tempi certi e corsie preferenziali per gli investimenti strategici. Anche la finanza sostenibile avrà un supervisore: la Consob vigilerà sulla trasparenza dei rating ESG, assicurando che le valutazioni di sostenibilità delle aziende siano veritiere e basate su criteri oggettivi.

Basta uno sticker su Telegram per hackerarti! L’RCE critica da 9.8 è senza patch

Di Carolina Vivianti 28/03/2026 www.redhotcyber.com

C’è qualcosa di profondamente inquietante in questa vulnerabilità: non serve cliccare, non serve aprire nulla. Basta ricevere. I ricercatori della Zero Day Initiative (ZDI) di Trend Micro hanno identificato una falla di tipo Remote Code Execution con punteggio CVSS 9.8 che colpisce Telegram su Android e Linux.
Il vettore è sorprendente nella sua banalità: sticker animati. File multimediali costruiti ad arte che, una volta recapitati, attivano automaticamente l’esecuzione di codice malevolo. Nessuna conferma, nessuna azione dell’utente. Il sistema li elabora per generare anteprime, ed è proprio lì che si consuma l’attacco.
Il risultato? L’attaccante può ottenere il controllo del dispositivo. Non parliamo solo di accesso superficiale: messaggi, contatti, sessioni attive. Tutto potenzialmente esposto. È una porta spalancata, e non è nemmeno visibile. L’allerta è stata diramata dallo CSIRT dell’Agenzia per la Cybersicurezza Italiana. La vulnerabilità è stata scoperta da Michael DePlante (@izobashi) of TrendAI Zero Day Initiative.
Prodotti colpiti e dettagli tecnici
Le versioni interessate sono chiare e circoscritte:
Telegram per Android
Telegram per Linux
Non si tratta di un bug marginale. La natura 0-click lo rende estremamente pericoloso, soprattutto in contesti dove la comunicazione è continua e automatizzata.


Non sono stati forniti indicatori di compromissione (IoC), il che complica ulteriormente l’individuazione di eventuali attacchi già avvenuti.
Mitigazioni: tra compromessi e scelte drastiche
Qui le cose si fanno scomode. Le contromisure non sono eleganti, ma necessarie. Per gli utenti business, la prima linea di difesa è ridurre la superficie di attacco: limitare la ricezione di messaggi solo ai contatti fidati o utenti Premium. Una scelta che impatta la comunicazione, certo, ma riduce il rischio.
Per l’utenza generale, il discorso cambia. Le impostazioni di disattivazione del download automatico non bastano. Il parsing degli sticker avviene comunque, a livello di sistema. Quindi? Due opzioni. Nessuna perfetta: Disinstallare temporaneamente l’applicazione oppure utilizzare Telegram Web tramite browser aggiornati. La seconda soluzione sfrutta l’architettura sandbox dei browser moderni, che offre un livello di isolamento maggiore rispetto al client nativo. Non è una panacea, ma è meglio di niente.
Va però chiarito un punto che spesso sfugge quando si parla di vulnerabilità critiche. Nel contesto della Zero Day Initiative, gli exploit non circolano liberamente e non vengono trattati come merce da vendere al miglior offerente (ad es. broker zeroday o PSOA). Il programma impone regole precise: la scoperta viene gestita in modo responsabile, con processi di disclosure controllata e con l’obiettivo di arrivare a una correzione del problema (tramite la Coordinated Vulnerability Disclosure CVD).
È una dinamica molto diversa da quella dei mercati underground. Lì vulnerabilità di questo tipo possono diventare veri asset criminali, capaci di generare guadagni enormi. Exploit zero-click affidabili, soprattutto su piattaforme di comunicazione diffuse, possono valere milioni di euro nel circuito clandestino. Ed è proprio per evitare questo scenario che programmi come la Zero Day Initiative esistono: spostare queste scoperte dentro un perimetro regolamentato, dove il rischio viene gestito prima che finisca nelle mani sbagliate.

Ciao, sono Caterina! 👋
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