Donne e soldi: imparare a gestirli è il primo passo verso l’autonomia

«Non mi interessa». «Ne capisco poco». «Tanto ci pensa mio marito». Quante volte ce lo siamo dette. Ma superare la paura del denaro, e imparare a gestirlo, è il primo passo per affermare la nostra autonomia. E non diventare inconsapevoli vittime di violenza economica

di Myriam Defilippi

03.05.2026 – www.donnamoderna.com

Oggi, privati come siamo di tante sicurezze del passato, dallo stipendio fisso alla pensione certa, è fondamentale imparare a gestire i propri soldi, stanandoli dal tabù che culturalmente li avvolge e dal timore reverenziale che siano materia da addetti ai lavori. Occuparsi del proprio denaro è un compito di tutti, ma in particolare di chi si trova in una condizione di maggiore fragilità: le donne e i giovani.

A penalizzare le donne non c’è solo il pay gap.

Come dimostra il saggio Denaro al femminile: una sfida possibile di Chiara Galgani e Valeria Santoro (FrancoAngeli), la nostra vita finanziaria si snoda di gap in gap: c’è quello salariale (lo stipendio è in media del 17% più basso di quello degli uomini), quello patrimoniale (le donne possiedono il 35% della ricchezza privata complessiva), quello creditizio (una richiesta di credito viene rifiutata il 20% più spesso alle imprese a guida femminile), e quello pensionistico (l’assegno è inferiore del 30%).

Molte donne sono a rischio di violenza economica
Non solo. Secondo una recente ricerca dell’Istituto Piepoli per Directa SIM, quasi una donna su due dichiara di aver rinunciato almeno una volta a scelte economiche per pressioni o aspettative del partner o della famiglia. Mentre uno studio di Gruppo Sella e Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano rileva che circa 6,5 milioni di italiani si trovano in una condizione di rischio medio o elevato di violenza economica senza esserne consapevoli. E, di questi, la maggioranza sono donne.

Claudia Segre da anni promuove l’educazione digitale e finanziaria
In prima fila per sottolineare il ruolo dell’inclusione finanziaria come viatico per la libertà femminile c’è Claudia Segre: tra le protagoniste del saggio Denaro al femminile, vanta una lunga carriera sui mercati internazionali e da delegata ai meeting di istituzioni come Banca Mondiale e G7/W7. Dieci anni fa ha fondato la Global Thinking Foundation per promuovere l’educazione economica e digitale, soprattutto tra le donne: il prossimo evento pubblico sarà il Financial Health Forum, il 18 maggio a Roma (gltfoundation.com). «Ai nostri sportelli arrivano spesso donne che non hanno coscienza del profilo economico della vita che stanno conducendo» dice. «Non sanno quanto guadagni il loro compagno, quanto costi l’asilo del bambino…».

Troppe donne si sentono inadeguate rispetto alla gestione del denaro
Il retaggio culturale che ancora opera nella nostra società da un lato pone le donne in una condizione di scarsa dimestichezza con i soldi e dall’altro «fa considerare normale il fatto che vengano usate come ammortizzatori sociali a svolgere, da caregiver e non solo, attività domestiche e di cura prive di valorizzazione economica e sociale». Il risultato di questa tradizione così castrante fa sì che in troppe – giovani comprese – il senso di inadeguatezza rispetto alla gestione del denaro produca una paura, mascherata spesso da indifferenza, che le tiene lontane dalle “faccende finanziarie”.

Le ragazze si interessano meno dei ragazzi alle questioni legate ai soldi.

Lo ha constatato anche Bank Station, azienda per la promozione dell’educazione finanziaria fondata da Luca Dann e Francesco Namari. Oltre alle iniziative in scuole e aziende, i loro podcast e attività social riscuotono un indubbio successo, ma faticano a intercettare il pubblico femminile. «Siamo su piattaforme come TikTok e Instagram popolate prevalentemente da giovani e ci segue soprattutto quella fascia d’età. Ma si tratta perlopiù di ragazzi, così come sono quasi solo maschi a commentare» spiega Luca Dann. «Questo succede anche se cerchiamo di essere il più inclusivi possibile e la nostra stessa redazione ha una forte presenza femminile».

Educazione finanziaria non vuol dire austerità
Che tratti del conto corrente o dei mercati valutari, Bank Station sbroglia un linguaggio spesso ostico ma con un approccio che non è quello del “te lo spiego facile”. «Noi tutti in redazione abbiamo un background nel settore bancario-finanziario» continua Dann. «I concetti complessi non diventano semplici, ma cerchiamo di renderli chiari». Il loro libro Educazione finanziaria, per davvero (Longanesi) smonta le narrazioni fuorvianti. «Non troviamo giusto associarla ad austerità e frugalità» aggiunge Dann. «Però fuggiamo anche da chi propone formule tipo “Diventi ricco in una settimana”».

È importante conoscere la finanza comportamentale
Se Bank Station è un nome che omaggia la celebre fermata della metro nel cuore della City londinese, la finanza d’Oltreoceano è stata di ispirazione per il battesimo di Colazione a Wall Street, la piattaforma di Francesco Casarella e Francesca Caterina Santin dedicata a educazione finanziaria e consulenza indipendente. «Puntiamo molto sulla finanza comportamentale, perché è lì lo snodo di tante decisioni di un investitore» dice Santin. «Abbiamo appena lanciato un nuovo progetto, chiamato SHEllino, dove con contenuti video affrontiamo vari aspetti di piccola finanza quotidiana. Un esempio? Giornate come il Black Friday: spieghiamo l’importanza di gestire bene le offerte in periodi in cui molti finiscono con lo spendere troppo».

Negli investimenti facciamo tante scelte inconsapevoli.

La conferma di quali e quanti meccanismi mentali possano sabotare anche le nostre scelte economiche più razionali la offre il nuovo libro di Federica Dossena, Soldi ed emozioni (Apogeo), che propone una carrellata di storie vere di gestione del denaro: protagonisti sono vip come Lucio Dalla, Mike Tyson e Vasco Rossi, ma anche una “semplice” cittadina con un lavoro regolare e spese controllate. In ogni racconto emerge una scelta inconsapevole che conduce a un errore: dall’eccessiva prudenza che può irrigidirci nell’immobilità allo sfarzo divorante, fino a un investimento che pare sicuro ma in realtà nasconde un rischio sotto altra forma.

Per gestire bene i soldi serve una visione chiara
Federica Dossena il 7 maggio sarà tra gli ospiti del Salone del Risparmio di Milano, (salonedelrisparmio.com): quel giorno l’evento è gratuito e aperto al grande pubblico con appuntamenti dal taglio pratico e divulgativo, da “Dove e come investono i fondi pensione?” a “Strumenti pratici per il benessere finanziario“. Dossena sottolinea due punti che tutti dovremmo tenere bene a mente: «Primo: il denaro ha bisogno di visione e non solo di emozione. Secondo: il patrimonio più importante che abbiamo, e che dobbiamo coltivare, è la consapevolezza».

Violenza economica, Differenza Donna: «Riconoscerla è un passo avanti nella libertà delle donne»



Di Chiara Pelizzoni
– www.famigliacristiana.it – 20/4/2026

La Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, ha approvato nei giorni scorsi all’unanimità la relazione sulla violenza economica. Un modo per rendere visibile una forma di abuso spesso ignorata. Ne parliamo con la presidente di Differenza Donna, Elisa Ercoli.

La Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere ha approvato nei giorni scorsi all’unanimità la relazione sulla violenza economica. Un passo importante, a detta della deputata di Azione, Elena Bonetti «per dare una definizione chiara, anche a livello normativo, di una forma della violenza maschile contro le donne per troppo tempo non riconosciuta, ma che ha effetti drammatici. Il nostro Paese, negli ultimi anni, ha introdotto strumenti importanti di aiuto alle vittime, come il reddito di libertà e il microcredito di libertà. Serve però insistere per rendere le donne pienamente autonome economicamente. La proposta che fa parte della pdl a mia prima firma, il LeaderShe Act (AC 1818), di prevedere l’obbligo che lo stipendio di una donna venga erogato su un conto corrente a lei intestato va in questa direzione, come evidenziato dalla relazione. Grazie a tutte le colleghe e i colleghi della commissione e in particolare alla Presidente Martina Semenzato per l’importante lavoro che abbiamo svolto».

Con Elisa Ercoli, presidente di Differenza Donna, capiamo in che modo la definizione normativa di violenza economica possa cambiare concretamente la tutela delle donne e l’azione delle istituzioni. «La definizione di violenza economica è importante prima di tutto perché si riconosce una fattispecie di reato che ha anche effetto di consapevolezza sulla società tutta dalle persone che si occupano di altro alle persone che ricoprono ruoli nelle professioni antiviolenza: magistratura, avvocatura, forze dell’ordine, servizi sociali e sanitari. Inoltre, viene riconosciuto anche il mancato mantenimento come forma di violenza economica che noi, esperte attiviste dei centri antiviolenza, proponemmo già negli anni 90 di riconoscere: questa violazione di una indicazione della magistratura in fase di affidamento come grave violazione perché riguarda una percentuale altissima di uomini che, a seguito di separazione, non si attiene a quanto prescritto dal Tribunale senza avere nessuna conseguenza. C’è sempre da fare un’azione culturale che possa accompagnare la maturazione di una nuova consapevolezza e su questo bisognerebbe investire, investimenti mancanti in Italia che impediscono una evoluzione che in altri Paesi si sta realizzando».

Gli strumenti come il reddito e il microcredito di libertà sono sufficienti a garantire una reale autonomia economica, oppure servono interventi strutturali più ampi?

«Il reddito di libertà è una azione che noi utilizziamo molto a sostegno delle donne che stanno in un percorso di fuoriuscita dalla violenza ed è sicuramente utile; certo dobbiamo dire che prova a supplire a discriminazioni importanti contro le donne tutte e quindi, poi, per chi sta vivendo una situazione complessa come la fuoriuscita dalla violenza le difficoltà si sommano e diventano davvero importanti. La disoccupazione femminile in Italia sta degenerando sempre più e questo come sappiamo significa impoverimento delle bambine e dei bambini e di tutto il Paese. Servono politiche sistemiche, le misure ad personam dovrebbero essere un ponte per tamponare la loro realizzazione e non l’unico strumento possibile. Le donne subiscono una enorme discriminazione economica in Italia da parte istituzionale e poi nelle relazioni intime ed è questo connubio a impattare tragicamente sulle donne. Dobbiamo pensare che le donne in Italia si laureano prima e meglio degli uomini, ma poi il gender gap (tra dirigenti è del 30%) l’assenza di welfare ed asili nido, luoghi per persone con disabilità ed anziani e il lavoro di cura quasi completamente sulle spalle delle donne fa sì che – anche dopo aver fatto di tutto per essere qualificate sul lavoro – l’impatto delle discriminazioni strutturali ti espella facendoti pensare di essere tu il problema e così invece di realizzare empowerment delle donne le svalorizziamo ed espelliamo dal mondo del lavoro. Una situazione tragica che ci porta a un distacco enorme con tutte le altre economie d’Europa. Come ci dice il World Economic Forum, infatti, l’Italia è ultima in Europa per autonomia economica delle donne assieme solo a Bulgaria e Ungheria».

L’obbligo di accredito dello stipendio su un conto intestato alla donna può davvero prevenire situazioni di controllo e abuso economico, o rischia di avere limiti applicativi?
«L’obbligo di accredito sul conto personale della donna non neutralizza la possibilità di controllo e quindi di violenza economica, ma afferma un principio importante di autonomia della soggettività femminile in ambito economico e questo è davvero importante. Certo se le donne non lavorano sul conto non ci possono mettere i loro soldi guadagnati e, quindi, ritorniamo all’importanza madre dell’autonomia economica: il lavoro. L’indipendenza e l’autonomia delle donne si giocano sulla sua capacità economica, gli altri sono strumenti che si mettono in campo quando quella capacità sussiste nella realtà. Senza interventi di breve, medio e lungo periodo nulla cambierà. Abbiamo anche perso l’occasione del PNRR che sapevamo avrebbe trainato l’occupazione maschile perché digital e green sono ancora ad alto tasso maschile. Noi proponemmo con forza ed unità misure di controbilanciamento con investimenti in infrastrutture e welfare, ma non solo non venimmo ascoltate: questo Governo ha ulteriormente abbassato il numero di posti in asilo nido creando un danno strutturale all’intero Paese e alle bimbe e bimbi che avrebbero potuto rafforzarsi in tante capacità sociali che oggi sappiamo essere strumento fondamentale per affermarsi nella crescita e non cadere in isolamento, depressione, dipendenze che oggi sono il grande problema delle nuove generazioni».

È possibile/accettabile che nel 2026 quella economica sia ancora una violenza sulle donne?
«Non è accettabile che le donne in Italia siano escluse dal mondo del lavoro con così tante discriminazioni attive: disoccupazione, inoccupazione, gender pay gap, lavoro di cura, assenza di infrastrutture pubbliche, violenza economica e violenza maschile nelle relazioni intime. Questo impoverisce le donne, rende più fragili le nuove generazioni e impoverisce l’intero Paese incapace di stare nei tempi della contemporaneità. Sono sicura che giovani generazioni e donne arriveranno a prendersi dal basso quello che i Governi, la politica e le istituzioni non sono in grado di pensare».

Cybersicurezza: concluso l’Innovation summit, focus su difesa digitale, IA e sovranità digitale

La due giorni ha confermato il ruolo di piattaforma nazionale unica in Italia sul mondo della cyber defence, dell’innovazione in ambito sicurezza e delle tecnologie per la difesa

© Agenzia Nova – Pubblicato:15/04/2026

Si è conclusa oggi con grande successo di pubblico e di contenuti la VI edizione dell’Innovation Cybersecurity Summit, svoltasi il 14 e 15 aprile 2026 presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi Guglielmo Marconi nel prestigioso Palazzo Simonetti Odescalchi (Via Vittoria Colonna 11, Roma). Promosso da Angi – Associazione nazionale giovani innovatori in collaborazione con gli Uffici del Parlamento Europeo in Italia, l’evento si è svolto con l’alto patrocinio dell’Agenzia per la Cybersicurezza nazionale (Acn) e dell’Agenzia per l’Italia Digitale (Agid) e con la media partnership della Rai. Tra i co-organizzatori anche Alé Comunicazione, agenzia leader nelle relazioni istituzionali per le aziende del settore cybersicurezza. La due giorni ha confermato il ruolo di piattaforma nazionale unica in Italia sul mondo della cyber defence, dell’innovazione in ambito sicurezza e delle tecnologie per la difesa, riunendo imprese, istituzioni, Forze Armate e Pubblica Amministrazione in un confronto di altissimo livello su temi strategici come resilienza cibernetica, intelligenza artificiale applicata alla difesa, sovranità digitale e nuovi sovranità digitale. Di particolare rilevanza anche l’importante intervento sul tema etico per l’approccio alle nuove tecnologie di Monsignor Renzo Pegoraro Presidente della Pontificia accademia per la Vita. “La VI edizione dell’Innovation Cybersecurity Summit ha superato ogni aspettativa. In due giorni intensi abbiamo riunito istituzioni, Forze Armate, imprese e giovani innovatori attorno a un obiettivo comune: rendere l’Italia più sicura, più resiliente e più competitiva nel dominio digitale”, ha dichiarato il presidente dell’Angi, Gabriele Ferrieri. “Le proposte emerse, il livello degli interventi e la qualità del confronto dimostrano che, quando pubblico e privato lavorano insieme con visione strategica, possiamo trasformare le sfide della cybersicurezza in opportunità di crescita e leadership per il nostro Paese. Un ringraziamento speciale va a tutti i partecipanti e alle istituzioni che hanno creduto in questo progetto: insieme abbiamo gettato le basi per una collaborazione concreta che dovrà proseguire nei prossimi mesi. L’Italia ha tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento europeo nella cyber defence e nell’innovazione per la sicurezza nazionale”, ha aggiunto.
Hanno portato il loro contributo diversi rappresentanti del Governo e dei vari dicasteri. “La disponibilità e il governo dell’IA e dei dati, vero centro di gravità della nuova rivoluzione industriale, sono oggi indissociabili dalla difesa nazionale e dalla protezione degli interessi vitali del Paese. Tali strumenti trasformano già oggi i sistemi autonomi, la cyber-difesa, l’intelligence e la capacità di deterrenza. Per questo, la Difesa ha adottato una propria strategia e si doterà entro la fine del 2026 del Laboratorio di Intelligenza Artificiale per la Difesa, destinato a diventare un centro di eccellenza Nazionale per l’innovazione applicata, il punto di aggregazione delle competenze e il motore di delivery delle principali soluzioni di IA per la Difesa. L’obiettivo è molto chiaro: passare dalla strategia alla esecuzione in tempi certi”, ha spiegato il ministro della Difesa Guido Crosetto nella sua lettera come contributo al Summit. “Siamo in una fase di transizione sistemica in cui la tecnologia è leva strategica di sviluppo e fattore decisivo di sovranità. Governare intelligenza artificiale, cybersicurezza e innovazioni emergenti significa rafforzare la resilienza del Paese, prevenire vulnerabilità e difendere il sistema produttivo da minacce sempre più pervasive, riconducibili anche ad apparati statali ostili e reti criminali. È necessario un approccio alla sicurezza integrato in cui tecnologie come IA, 5G e quantistica possano trasformare il rischio in opportunità e la sicurezza in fattore abilitante della competitività”, ha affermato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso nella sua lettera come contributo al Summit.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio: “Non bisogna aver paura delle innovazioni, delle novità e di quello che è lo sviluppo della scienza, della tecnologia e dell’ingegno umano. Bisogna però sempre tener presente i limiti che queste soluzioni pongono, come i confini della nostra morale nel campo della genetica. Per quel che riguarda la cybersicurezza il punto è che si tratta di uno strumento estremamente vulnerabile, come sono vulnerabili tutti quanti gli elementi costruiti dall’uomo, e per questo stiamo prendendo in grandissima considerazione, con grandissima serietà, tutte queste problematiche per organizzare le difese. Difese che si organizzano a livello normativo e si organizzano a livello operativo”. “Le minacce cybernetiche sono un rischio crescente nelle nostre comunità, che riguarda certamente i singoli cittadini e la loro privacy, ma che possono pericolosamente colpire le pubbliche amministrazioni, danneggiare le imprese e anche le preziose infrastrutture energetiche che servono alla nostra sicurezza. Una grande attenzione comune a questi temi, senza sottovalutazioni, che parta proprio dalla spinta dei più giovani, può essere la migliore risposta verso uno sviluppo sostenibile anche a livello sociale, che per affermarsi ha bisogno di una società del domani più connessa e più sicura”, ha aggiunto dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin nella sua lettera come contributo al Summit. “Con la tecnologia digitale abbiamo capito che la sovranità non è più solamente un concetto legato ai confini fisici. Si misura anche attraverso la dislocazione dei cavi sottomarini e dei satelliti. Passa attraverso la localizzazione dei data center, nelle reti di telecomunicazione, nelle catene del software e nelle chiavi crittografiche che proteggono le nostre informazioni e le nostre transazioni. Questa espansione del concetto di sovranità è anche il motivo per cui la cybersicurezza è uscita definitivamente dal perimetro tecnico in cui si trovava fino a pochi anni fa. Oggi parlare di sicurezza cyber significa discutere di sicurezza nazionale, di politica industriale e di posizionamento geopolitico: in una parola, di sovranità”, ha commentato Alessio Butti, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, nel suo videomessaggio come contributo all’Innovation Cybersecurity Summit.
La Unimarconi, in qualità di host partner, ha sottolineato: ”L’Innovation Cybersecurity Summit rappresenta un’importante occasione di confronto su un tema oggi centrale per lo sviluppo del Paese – così il presidente di Unimarconi, Alessio Acomanni – Ospitare questa iniziativa conferma l’impegno dell’Università degli Studi Guglielmo Marconi nel promuovere il dialogo tra istituzioni, imprese e mondo accademico sui temi dell’innovazione e della sicurezza digitale. In un contesto in continua evoluzione, riteniamo fondamentale contribuire alla formazione di competenze qualificate e alla diffusione di una cultura digitale consapevole, in grado di sostenere la competitività e la resilienza del sistema Paese”. Hanno partecipato attivamente come main partner e contributor anche importanti realtà del settore privato. Numerosi gli interventi di esperti del settore che hanno analizzato l’andamento del mercato e la resilienza delle infrastrutture critiche. “La sfida più rilevante consiste nel bilanciare le esigenze di sicurezza, necessarie per mitigare gli effetti delle minacce ibride, con il rispetto delle prescrizioni normative. A ciò si aggiunge la necessità di gestire in modo efficace e strutturato le complessità derivanti dall’interdisciplinarità dei diversi settori coinvolti. In questo contesto, il ruolo dei gestori dei servizi essenziali di pubblica utilità è destinato a diventare sempre più determinante nel panorama della sicurezza nazionale”, ha detto Alessandro Manfredini Direttore Group Security e Cyber Defence – A2A e Presidente Aipsa. “In un contesto storico complesso in cui la tecnologia AI accelera la produttività – afferma Marco Molinaro Responsabile Cybersecurity di Accenture – dobbiamo riconvertire il modo di lavorare con questi nuovi strumenti della professione, passando da un modello di controllo human-in-the-loop a un modello di governo human-in-the-lead. Questo approccio tutela la resilienza e la continuità operativa delle organizzazioni, elevando il ruolo dell’individuo”.
“Le minacce che dobbiamo affrontare non arrivano frontalmente scivolano lungo le connessioni tra un operatore e l’altro, attraversano il confine tra pubblico e privato, si insinuano dove i controlli sono divisi. Per questo il partenariato tra imprese e istituzioni deve smettere di essere un principio e diventare una pratica: condivisione reale di dati e segnali, in tempo utile, con l’intelligenza artificiale come strumento che permette di intercettare i problemi prima che diventino incidenti. Oggi quella condizione non è ancora garantita. È da qui che dobbiamo partire”, ha commentato Giuseppe Mocerino presidente di Netgroup SpA. La manifestazione ha visto numerosi sponsor e partner sostenitori tra cui: Impatto Digitale Group; Aipsa (scientific partner); Unimarconi (Host Partner); Palo Alto (knowledge partner); Accenture; A2A, aizoOn, Bip CyberSec; Bitdefender, Check Point, Cyber Guru, Domyn, Fata Informatica, Imprivata, Lutech, Meta, Negg Group, Netgroup, Netskope, Olidata, Reevo, Rina, Polo Strategico Nazionale, TeamSystem, Teleconsys, Thales, Tinexta Cyber, TrendAI; Zenita Group. Technical partner San Bernardo e Tucano. La VI edizione ha generato proposte operative, rafforzato partnership pubblico-privato e confermato l’urgenza di una visione condivisa per rafforzare la resilienza cibernetica del Paese. L’appuntamento è già rinnovato per la prossima edizione.

Al via la VI edizione dell’Innovation Cybersecurity summit

La piattaforma nazionale di riferimento su cyber defence, innovazione e sicurezza delle tecnologie per la difesa

Startupmagazine – di Alessandra D’Amato – Pubblicato: 13/04/2026

Roma, 13 aprile 2026 – Si terrà il 14 e 15 aprile 2026 presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi Guglielmo Marconi, nel prestigioso Palazzo Simonetti Odescalchi (Via Vittoria Colonna 11, Roma), la VI edizione dell’Innovation Cybersecurity Summit, l’appuntamento di riferimento nazionale sulla cyber defence e sull’innovazione in ambito sicurezza e tecnologie per la difesa.
Promosso da ANGI – Associazione Nazionale Giovani Innovatori in collaborazione con gli Uffici del Parlamento Europeo in Italia, l’evento si svolge con l’alto patrocinio dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) e dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AGID). Tra i co-organizzatori anche Alé, Agenzia leader nelle relazioni istituzionali per le aziende del settore cybersicurezza.
L’Innovation Cybersecurity Summit rappresenta la piattaforma unica in Italia dedicata al mondo della cyber defence, dell’innovazione tecnologica in sicurezza nazionale e delle soluzioni per la difesa, coinvolgendo imprese, istituzioni, Forze Armate e Pubblica Amministrazione.
Due intense giornate di alto livello che metteranno al centro il dialogo istituzionale, le proposte legislative, il confronto strategico e il networking tra i maggiori operatori nazionali e internazionali del settore. Temi centrali saranno la cybersicurezza, l’intelligenza artificiale applicata alla difesa, la resilienza delle infrastrutture critiche e i nuovi equilibri geopolitici nel dominio digitale.
Tra i protagonisti che interverranno ricordiamo: Carlo Nordio Ministro della giustizia; Amm. Giuseppe Cavo Dragone Presidente del comitato militare NATO; Alessandro De Pedys Direttore Generale per le Questioni Cibernetiche, l’Informatica e l’Innovazione Tecnologica, MAECI; Matteo Perego di Cremnago – Sottosegretario di Stato al Ministero della difesa; Lucio Malan – Capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato della Repubblica; Pietro Labriola Amministratore Delegato TIM; Luciano Antoci Capo del VI Reparto Sistemi C5I – Stato Maggiore Esercito; Arturo Guarino Generale di Divisione, Capo II Reparto “Impiego delle Forze” Comando Generale Arma dei Carabinieri; Antonio Mancazzo Comandante Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche, Guardia di Finanza; Claudio Brega C.V. – Capo Ufficio Programmazione e Pianificazione per la Transizione Digitale – SMD – VI Reparto Informatica Cyber e Telecomunicazioni; Carmine Marrese Ten. Col., Comandante Gruppo Reti e Sicurezza, Stato Maggiore Aeronautica Militare; Gianluca Maria Marcilli Capitano di Vascello – Stato Maggiore Marina – Ufficio Generale Spazio e Innovazione – Capo Ufficio Innovazione Tecnologica; Emanuele Riganelli Capo settore informatica ufficio Ispettivo e Logistico della Direzione Investigativa Antimafia; Alfredo Nunzi Head of Institutional and Legal Affairs, EU Agency for Law Enforcement Cooperation; Luca Tagliaretti Direttore Esecutivo del Centro europeo di competenza sulla cyber-sicurezza; Roberta Pinotti Presidente della Fondazione del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea; Ivano Gabrielli Direttore, Servizio Polizia Postale e Sicurezza Cibernetica; Angelo Palmieri Generale C.A. – Presidenza del Consiglio dei  Ministri; Alessandro Morelli Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri; Valentino Valentini – Viceministro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy; Alessio Butti Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri; Ettore Rosato Segretario COPASIR, Camera dei Deputati; Bruno Frattasi Direttore Generale – Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale; Gianpaolo Zambonini Direttore Servizio Sicurezza Cibernetica, Ministero dell’Interno; Nicla Ivana Diomede Direttore Dipartimento Cybersecurity, Roma Capitale; Monsignor. Renzo Pegoraro Presidente della Pontificia accademia per la Vita; Antonio Ciccolella Senior Advisor, Earth Observation Directorate, ESA; Samuele Foni Security Office, ESA.
“Come Presidente di ANGI, sono profondamente orgoglioso di portare a Roma, per la sesta edizione, l’Innovation Cybersecurity Summit: non è solo un evento, ma il principale momento di confronto nazionale tra istituzioni, imprese, Forze Armate e mondo della ricerca per costruire insieme la sicurezza digitale del futuro dell’Italia e dell’Europa. In un contesto geopolitico sempre più complesso, innovazione e cybersicurezza rappresentano una priorità strategica irrinunciabile”, dichiara Gabriele Ferrieri, Presidente di ANGI – Associazione Nazionale Giovani Innovatori.
La manifestazione vede numerosi sponsor e partner sostenitori tra cui: Impatto Digitale Group; Aipsa (scientific partner); Unimarconi (Host Partner); Palo Alto (knowledge partner); Accenture; A2A, aizoOn, Bip CyberSec; Bitdefender, Check Point, Cyber Guru, Domyn, Fata Informatica, Imprivata, Lutech, Meta, Negg Group, Netgroup, Netskope, Olidata, Reevo, Rina, Polo Strategico Nazionale, TeamSystem, Teleconsys, Thales, Tinexta Cyber, TrendAI; Zenita Group. Technical partner San Bernardo e Tucano.
L’evento gode della media partnership della RAI.
Per il programma completo, l’elenco degli speaker e le modalità di partecipazione: Sito ufficiale: www.cybersecitalysummit.it
L’Innovation Cybersecurity Summit è un’iniziativa a numero chiuso con iscrizione obbligatoria.

Robot domestici e cybersicurezza: i rischi reali da conoscere

I robot domestici basati su VLA non si limitano più a eseguire ordini, ma interpretano ambiente e linguaggio per decidere come agire. Per questo la cybersicurezza smette di essere un dettaglio tecnico e diventa una condizione essenziale della vita digitale in casa

Di Antonio Chella – www.agendadigitale.eu
Laboratorio di Robotica, dipartimento di Ingegneria Università degli Studi di Palermo 3/04/2026

I robot domestici basati su modelli Vision–Language–Action (VLA) segnano un passaggio decisivo: non eseguono soltanto istruzioni, ma osservano, interpretano e agiscono nello spazio quotidiano. È da qui che nasce un problema fondamentale: la cybersicurezza non riguarda più solo software e rete, ma l’intero processo che trasforma percezione e linguaggio in azione fisica.
Dal robot che esegue al robot che interpreta
In un mio precedente intervento sugli “umanoidi domestici” [1] sostenevo che la discontinuità più profonda nell’attuale ricerca robotica non è tanto la forma e la capacità motoria dei nuovi robot umanoidi, bensì il loro modo di apprendere e di interagire: il comportamento dei robot non è più basato sulla programmazione tradizionale, ma sull’apprendimento attraverso il linguaggio naturale e le dimostrazioni. Questa discontinuità è stata resa possibile, appunto, dai modelli Vision–Language–Action (VLA).
Oggi quel passaggio si sta consolidando e costringe a un nuovo cambio di prospettiva. Se un robot domestico diventa un agente che osserva, interpreta e agisce nello spazio più intimo della nostra vita quotidiana, allora la cybersicurezza non può essere un “requisito accessorio”, ma diventa un requisito strutturale dell’abitare digitale.
Che cosa sono i robot domestici basati su VLA
Un robot basato su VLA può essere descritto, in modo sintetico, come un sistema robotico in cui l’azione dipende dallo stato interno del robot, da ciò che vede e da ciò che comprende attraverso il linguaggio. Il punto non è che il robot “capisce i comandi”, ma che è capace di fondere la visione e il linguaggio in una rappresentazione comune dalla quale emergono le sue scelte operative e motorie. Inoltre, il robot è in grado di generalizzare dai dati di apprendimento. Questo paradigma è stato reso evidente da lavori fondativi come RT-2 di Google DeepMind, che integra modelli di linguaggio e di visione pre-addestrati su larga scala nel controllo robotico per migliorare la generalizzazione e il ragionamento [2].
Nel contesto domestico, il valore di questa generalizzazione è immediato: la casa è un ambiente non strutturato, pieno di eccezioni, e la possibilità di adattarsi con poche dimostrazioni è un requisito pratico. Anche qui la letteratura ha già mostrato segnali interessanti: il sistema Mobile ALOHA sviluppato alla Stanford University, ad esempio, evidenzia come l’imitazione da dimostrazioni raccolte tramite teleoperazione possa ottenere buone prestazioni su compiti domestici complessi, con un numero contenuto di esempi per ciascun compito [3].
Questa stessa architettura, però, sposta il “centro di gravità” della sicurezza: non basta più proteggere la rete Internet e il firmware. Bisogna proteggere l’intero processo che collega percezione, interpretazione e azione.
Perché i robot domestici basati su VLA ampliano la superficie d’attacco
Per capire perché la cybersicurezza cambia natura, conviene definire subito alcuni scenari plausibili in ambito domestico. Non sono “fantasie da hacker”, ma conseguenze logiche del fatto che il robot prende decisioni in modo multimodale e produce output fisici.
Il linguaggio come canale di controllo
Il primo scenario riguarda il linguaggio come canale di controllo. Se la voce diventa un input operativo, allora la sicurezza non dipende solo da “cosa” viene detto, ma anche da “chi” lo dice e dalle proprietà fisiche del segnale. Esiste una letteratura consolidata che mostra come sistemi di riconoscimento vocale possano essere influenzati da comandi non udibili agli esseri umani, ma comunque interpretati dai dispositivi: DolphinAttack, ad esempio, dimostra la fattibilità di comandi veicolati in banda ultrasonica sfruttando la non-linearità dei microfoni, con effetti su assistenti vocali reali [4]. In una casa con robot in ascolto continuo, l’autenticazione dei comandi e la gestione del contesto sono questioni di sicurezza.
La prompt injection nel mondo fisico
Il secondo scenario riguarda la prompt injection, ossia la possibilità di deviare il comportamento di un sistema generativo tramite input formulati in modo opportunistico. La fondazione OWASP (Open Worldwide Application Security Project), nel suo Top 10 per le applicazioni LLM [5], pone la prompt injection tra i rischi principali, insieme al poisoning dei dati e alle vulnerabilità della supply chain. Nel caso dei robot basati su VLA, l’input linguistico non produce soltanto testo, ma influisce anche sulla scelta dell’azione. Inoltre, in casa l’input linguistico può provenire non solo dalla voce dell’utente, ma anche da testi presenti nell’ambiente (come scritte, schermi, istruzioni contestuali). Il mondo fisico smette di essere “sfondo” e diventa un canale di input. Si pensi, ad esempio, a una scritta lasciata su un pezzo di carta che fornisce un’istruzione malevola al robot.
Gli attacchi percettivi e le decisioni errate
Il terzo scenario riguarda gli attacchi percettivi. Sappiamo da tempo che i modelli di visione possono essere influenzati in modo robusto nel mondo reale tramite schemi stampabili. Il lavoro su Adversarial Patch [6] mostra patch universali e fisicamente realizzabili che, pur non essendo “magia”, spostano sistematicamente l’output di classificatori anche in presenza di trasformazioni realistiche (rotazioni, scale, illuminazione). Nel robot domestico, la conseguenza non è solo un’etichetta errata, ma può anche essere una decisione errata. Se il robot interpreta in modo scorretto un oggetto o una scena, l’errore può tradursi in presa, movimento, manipolazione.
La supply chain dei modelli e del software
Il quarto scenario, spesso sottovalutato nel dibattito pubblico, è quello della filiera dei modelli e del software. I robot domestici basati su VLA raramente partono da zero: usano componenti pre-addestrati e tecniche di fine-tuning. Questo rende concettualmente plausibili attacchi “a monte”, in cui il comportamento anomalo non deriva da una compromissione della rete domestica, bensì da una backdoor inserita nella supply chain del modello. BadNets [7] è un riferimento classico perché mostra come un modello possa funzionare “normalmente” sui dati puliti e attivare comportamenti deviati in presenza di un evento specifico. Anche la fondazione OWASP include esplicitamente il data poisoning e le vulnerabilità della supply chain tra i rischi sistemici.
Gli aggiornamenti come parte della sicurezza
Il quinto scenario riguarda gli aggiornamenti. In un robot domestico che evolve nel tempo, un aggiornamento non è solo manutenzione, ma può cambiare il comportamento del robot. Questo rende fondamentali la necessità di tracciare le versioni, la verificabilità degli aggiornamenti, la possibilità di tornare alle versioni precedenti e la verifica delle modifiche apportate. Il punto non è “diffidare degli aggiornamenti”, ma progettare un ciclo di vita in cui l’evoluzione del sistema di controllo del robot sia gestita come parte della sicurezza.
L’ecosistema IoT e il movimento laterale
Il sesto scenario nasce dall’ecosistema IoT domestico. Il robot non vive in isolamento: convive con router, altoparlanti, telecamere, serrature, sensori. In caso di compromissione, può diventare un punto di osservazione per il movimento laterale verso altri dispositivi, poiché è spesso il nodo con più sensori e maggiore capacità di calcolo. Qui diventano rilevanti le normative tecniche per la sicurezza IoT consumer, come ETSI EN 303 645 [8], e le linee guida come la NISTIR 8259A [9], che formalizzano requisiti minimi di sicurezza e capacità di gestione lungo il ciclo di vita dei dispositivi connessi. Se, inoltre, il robot utilizza middleware robotici, la sicurezza delle comunicazioni interne assume un ruolo diretto: la documentazione ROS 2 descrive l’uso di DDS-Security tramite sros2 per proteggere le comunicazioni tra nodi [10].
Quando l’indisponibilità diventa rischio fisico
Infine, anche l’indisponibilità può diventare un rischio fisico. La fondazione OWASP include il model denial of service tra i rischi degli LLM perché gli attacchi di esaurimento delle risorse possono degradare o interrompere il servizio. In un robot, la degradazione non è solo “un servizio lento”: può comportare latenza decisionale, fallback non ottimali e una perdita di fluidità del controllo in situazioni in cui la reattività è parte della sicurezza.
Dal cyber al safety: quando un bit diventa un newton
Questi scenari chiariscono un punto: nei robot domestici basati su VLA la separazione storica tra security (attacchi intenzionali) e safety (guasti accidentali) tende a collassarsi. Un attacco non deve “rompere” il sistema; può spingerlo verso decisioni plausibili ma sbagliate. E l’effetto finale non è solo digitale: la forza, il movimento, l’interazione del robot.
Per questo la cybersicurezza dei robot domestici non può essere confinata al perimetro informatico. Deve essere un disegno multilivello che attraversa l’identità del dispositivo, l’integrità della catena, la sicurezza delle comunicazioni, la robustezza del modello, i vincoli fisici certificati e i guardrail semantici. Questi ultimi sono particolarmente importanti: un sistema che interpreta il linguaggio naturale deve riconoscere le ambiguità, chiedere conferma quando necessario e rifiutare azioni ad alto rischio se il contesto non è sufficientemente chiaro. In altri termini, la “sicurezza semantica” diventa complementare alla sicurezza meccanica.
On-device e continuità operativa: una scelta tecnica che diventa scelta di governance
Nella prospettiva domestica, l’esecuzione locale di parti rilevanti dell’architettura cognitiva è anche una leva per la sicurezza e la privacy. Riduce la dipendenza dalla rete, migliora continuità operativa e limita l’esposizione dei dati sensibili della vita domestica.
In questa direzione vanno iniziative industriali recenti: Google DeepMind ha introdotto Gemini Robotics [11] come famiglia di modelli per integrare capacità multimodali nel controllo fisico e ha presentato una variante on-device progettata per l’inferenza locale e per l’adattamento rapido ai compiti. Il punto, però, non è “cloud sì o cloud no”, ma il governo di un’architettura ibrida: ciò che può restare in casa dovrebbe restare in casa, e ciò che deve passare sul cloud dovrebbe farlo in modo verificabile, minimo e tracciabile.
Politica europea: AI Act e Cyber Resilience Act rendono la sicurezza un requisito di prodotto
Qui entra in gioco il quadro europeo. L’AI Act [12], nella pagina ufficiale della Commissione, prevede un’applicazione progressiva: pratiche proibite e obblighi di alfabetizzazione sull’AI dal 2 febbraio 2025, obblighi per i modelli di AI per finalità generali e governance dal 2 agosto 2025, piena applicabilità dal 2 agosto 2026, con un periodo di transizione fino al 2 agosto 2027 per alcune regole legate ai sistemi ad alto rischio incorporati in prodotti regolati. Per la robotica domestica basata su VLA, questo significa che robustezza e cybersecurity non sono più soltanto “best practice”, ma aspetti che entrano nel perimetro di conformità e responsabilità, soprattutto quando il robot opera in scenari che incidono sulla sicurezza delle persone o sull’assistenza a soggetti fragili.
Il Cyber Resilience Act [13], dal canto suo, sposta la cybersecurity nella logica della sicurezza di prodotto, con marcatura CE e obblighi lungo il ciclo di vita. La Commissione indica che il Cyber Resilience Act è entrato in vigore il 10 dicembre 2024; le principali obbligazioni si applicano dall’11 dicembre 2027 e gli obblighi di reporting dal 11 settembre 2026. Per i robot domestici con update continui e dipendenze complesse, questo implica processi industriali maturi per la gestione delle vulnerabilità, la tracciabilità e gli aggiornamenti: un requisito che, di fatto, diventa parte dell’ingegneria del robot tanto quanto i sensori e gli attuatori.
Anche la direttiva NIS2 [14], con la scadenza di recepimento fissata al 17 ottobre 2024, indica la direzione europea: la governance del rischio, la supply chain e le capacità di enforcement sono centrali e contribuiscono a un ecosistema in cui l’insicurezza di filiera è sempre meno tollerata.
Verso un’ingegneria della sicurezza cognitiva
La diffusione dei robot intelligenti in casa non dipenderà solo dalla destrezza o dall’abilità di dialogare. Dipenderà dalla fiducia. E la fiducia, nel digitale, è un costrutto tecnico e istituzionale insieme: nasce dalla trasparenza, dalla verificabilità, dalla gestione responsabile degli aggiornamenti e dalla capacità di mitigare rischi prevedibili.
In termini di metodo, un riferimento utile per collegare rischi, contesto d’uso e misure organizzative e tecniche è il NIST AI Risk Management Framework [15], che propone un approccio sistematico alla gestione del rischio AI senza ridurlo a un singolo livello (modello, dato o deployment). Nel caso dei robot basati su VLA, questo approccio conduce a una conclusione semplice: la cybersicurezza deve proteggere non soltanto il robot come dispositivo, ma anche il robot come decisore con un corpo. È qui che serve un’“ingegneria della sicurezza cognitiva” capace di integrare la sicurezza informatica classica, la robustezza dei modelli, i vincoli fisici e la governance degli aggiornamenti.
Perché la cybersicurezza dei robot domestici basati su VLA è un prerequisito
Se vogliamo che i robot domestici basati su VLA diventino una tecnologia quotidiana e non una curiosità da demo, dobbiamo considerare la cybersicurezza come prerequisito dell’abitazione digitale. In un sistema che vede, interpreta e agisce, la protezione riguarda anche il perimetro cognitivo, perché è lì che un input malevolo, ambiguo o fuori distribuzione può trasformarsi in un comportamento fisico. Il quadro europeo, dall’AI Act al Cyber Resilience Act, spinge nella direzione giusta: non per frenare l’innovazione, ma per renderla scalabile e affidabile, imponendo responsabilità lungo la filiera e la gestione del rischio lungo il ciclo di vita. La partita, nei prossimi anni, non sarà decidere se i robot entreranno in casa, ma con quale architettura: modelli più robusti, aggiornamenti verificabili, dati realmente governati e comportamenti prevedibili quando il contesto diventa incerto. Solo così l’intelligenza incorporata nel robot potrà diventare un’alleata dell’autonomia domestica senza trasformarsi in una nuova fonte di fragilità.
Bibliografia
[1] A. Chella, Robot umanoidi domestici: la rivoluzione AI entra in casa, Agenda Digitale 2025 https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/robot-umanoidi-domestici-la-rivoluzione-ai-entra-in-casa/
[2] A. Brohan et al., “RT‑2: Vision‑Language‑Action Models Transfer Web Knowledge to Robotic Control”, arXiv:2307.15818.
[3] Z. Fu, T. Z. Zhao, C. Finn, “Mobile ALOHA: Learning Bimanual Mobile Manipulation with Low‑Cost Whole‑Body Teleoperation”, arXiv:2401.02117.
[4] G. Zhang et al., “DolphinAttack: Inaudible Voice Commands”, arXiv:1708.09537.
[5] https://owasp.org/www-project-top-10-for-large-language-model-applications/
[6] T. B. Brown et al., “Adversarial Patch”, arXiv:1712.09665.
[7] T. Gu et al., “BadNets: Identifying Vulnerabilities in the Machine Learning Model Supply Chain”, arXiv:1708.06733.
[8]https://www.etsi.org/deliver/etsi_en/303600_303699/303645/03.01.03_60/en_303645v030103p.pdf
[9] https://doi.org/10.6028/NIST.IR.8259A
[10] https://docs.ros.org/en/kilted/Tutorials/Advanced/Security/Introducing-ros2-security.html
[11] https://deepmind.google/models/gemini-robotics/
[12] https://digital-strategy.ec.europa.eu/it/policies/regulatory-framework-ai
[13]https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/ policies/cyber-resilience-act
[14]https://digital-strategy.ec.europa.eu/it /policies/nis2-directive
[15] https://www.nist.gov/itl/ai-risk-management-framework

Bce: l’Ue scommette sul binomio benessere-cultura finanziaria. Al via domani Euro Steps Walking Challenge

Di Valeria Santoro 31/03/2026 – valeria.santoro@mfnewswires.it – redazione@mfnewswires.it – www.milanofinanza.it

ROMA (MF-NW)-Partirà domani, 1 aprile, “EuroSteps Walking Challenge, un’iniziativa promossa dalla Banca Centrale Europea insieme a quindici banche centrali dell’area euro, tra cui la Banca d’Italia. La sfida, attiva fino al 30 aprile, coinvolge i cittadini in un format che integra attività fisica e alfabetizzazione finanziaria. La partecipazione avviene tramite l’app Walk15: si seleziona la challenge, si aderisce al Team Italia e si iniziano a registrare i passi.
Il contributo individuale alimenta una classifica europea costruita sul totale dei passi accumulati da ciascun Paese. Accanto alla dimensione competitiva, il progetto introduce un flusso regolare di contenuti informativi: due o tre notifiche settimanali con indicazioni pratiche su temi come sicurezza digitale, utilizzo del credito, pianificazione previdenziale, risparmio e investimenti. Informazioni essenziali, pensate per essere fruite in tempi brevi e integrate nella routine quotidiana. L’iniziativa si colloca nel quadro delle attività dell’Eurosistema per la diffusione della cultura finanziaria, con un’attenzione mirata al divario di genere. Nel suo intervento di lancio, la Presidente della Bce, Christine Lagarde ha sottolineato come le competenze finanziarie influenzino in modo diretto le scelte individuali lungo tutto l’arco della vita e come, ancora oggi, molte donne si trovino a decidere senza strumenti adeguati. Il rafforzamento dell’alfabetizzazione finanziaria è quindi un fattore di autonomia. In quest’ottica si inseriscono anche i contenuti dedicati alla violenza economica, un tema che resta spesso sottotraccia ma che incide in modo significativo sulla possibilità di autodeterminazione delle donne.
La struttura dell’iniziativa introduce un nesso chiaro tra comportamenti quotidiani e qualità delle decisioni. La gestione del denaro, come la salute, richiede continuità e consapevolezza. L’obiettivo è rendere questo processo accessibile, superando barriere tecniche e cognitive. “Steps to master your money” e “Ogni passo crea valore” sono gli slogan che sintetizzano la doppia missione dell’iniziativa, una sfida che trasforma l’attività fisica, ossia il numero di passi fatti ogni giorno, in un’occasione di apprendimento semplice, coinvolgente e accessibile a tutti. Al termine della sfida ogni partecipante riceverà un diploma digitale personalizzato direttamente nell’app e per i cinque concorrenti più attivi, insieme ad altri cinque estratti a sorte, è in palio un premio. L’iniziativa rientra nell’impegno costante che da anni la Banca d’Italia riserva alla diffusione della cultura economica e finanziaria tra i cittadini di tutte le età e le imprese.

Educazione finanziaria e partecipazione economica per l’indipendenza delle donne, il messaggio del presidente di Federcasse

La Voce della buona notizia – di Redazione – Pubblicato: 31/03/2026

L’educazione finanziaria come leva di autonomia, partecipazione e cittadinanza economica. È questo il messaggio lanciato da Augusto dell’Erba nel convegno di Idee, donne del credito cooperativo. Un tema che riguarda non soltanto la gestione delle risorse personali, ma il modo stesso in cui le persone partecipano alla vita economica e sociale del Paese.
«L’educazione finanziaria, questo è importante sottolinearlo, non si limita ad essere un mezzo per gestire le proprie risorse, ma si pone come opportunità per edificare autonomia, fiducia e partecipazione», è stato ricordato durante l’incontro. Un percorso che assume una dimensione più ampia rispetto alla semplice conoscenza di strumenti bancari o finanziari. «È da questo fondamento che può scaturire un autentico progresso civile, economico e culturale, in grado di collocare la persona e la sua dignità al centro di un nuovo paradigma di sviluppo sostenibile ed equo», è stato sottolineato, «capace di sostenere il protagonismo attivo e consapevole delle donne e delle generazioni più giovani».
Augusto Dell’Erba ha evidenziato la dimensione strategica della questione. «È un tema strategico, quello della parità. Ogni anno viene svolto e declinato con modalità diverse e mi sembra particolarmente interessante che quest’anno ci sia questa collaborazione che prende tante forme e che vede protagoniste comunque le donne, le giovani socie, i soci della Fondazione Terzo Millennio e anche con un contributo ovviamente da parte di Federcasse».
Secondo Dell’Erba, l’educazione finanziaria è diventata oggi un passaggio essenziale per rafforzare l’autonomia delle persone e la loro partecipazione alla vita economica. «È un tema che è diventato essenziale. Lo ripeto, per promuovere l’autonomia, la partecipazione, la piena cittadinanza economica. E non è un caso che noi proponiamo insieme alle donne, alle giovani donne, ma anche ai giovani, ai giovani soci, di prendere questa leadership e questa responsabilità».
Nel quadro delle iniziative promosse dal sistema del Credito Cooperativo, l’alfabetizzazione finanziaria viene considerata un vero e proprio bene collettivo. «L’educazione finanziaria è un bene comune», ha affermato il presidente di Federcasse, «soprattutto caratterizzata, come lo fa il Credito Cooperativo, rappresenta una leva strategica essenziale di potenziamento sia individuale sia collettivo. Elevare l’alfabetizzazione finanziaria è particolarmente importante soprattutto quando ci sono difficoltà e anche incertezze».
Il punto centrale è la consapevolezza. «La consapevolezza significa non sudditanza, significa non dipendenza e quindi già un’educazione all’autonomia in generale. Ma l’autonomia, in particolare per quanto riguarda le questioni economiche, le questioni finanziarie, le questioni più semplicemente di rapporti con le banche, è veramente di grande attualità», ha spiegato Dell’Erba. Un impegno che il sistema delle Banche di Credito Cooperativo porta avanti attraverso numerose iniziative sul territorio. «Noi lo facciamo con uno stile, con un coinvolgimento e anche con una vastità di iniziative, con tanta creatività che emerge a tutti i livelli, cominciando dai territori».
La riflessione si inserisce in un contesto nel quale i dati mostrano ancora forti squilibri nelle competenze finanziarie tra uomini e donne e tra generazioni. Numeri che fotografano una realtà complessa e che richiedono un’azione educativa diffusa. «Sappiamo che c’è un triste primato soprattutto per quanto riguarda le donne con riferimento alle conoscenze finanziarie», è stato ricordato nel corso dell’incontro.
Secondo i dati di Edufin del Ministero dell’Economia e delle Finanze, soltanto il 22% delle donne italiane gode oggi di forme di indipendenza economica e autonomia. Una donna su tre è priva di un reddito proprio e meno della metà possiede una formazione adeguata in educazione finanziaria, contro il 65% degli uomini.
Il divario emerge anche nel mercato del lavoro e nelle condizioni economiche complessive. Il tasso di occupazione femminile si attesta al 59%, mentre le pensioni percepite dalle donne risultano mediamente inferiori del 36% rispetto a quelle degli uomini. «Pensate quanto è grave questo gap», è stato osservato durante il confronto.
Anche sul fronte dell’alfabetizzazione finanziaria generale il Paese presenta criticità. L’Italia si colloca infatti nella parte bassa delle classifiche internazionali, con un gender gap stabile di circa cinque punti: il livello di alfabetizzazione finanziaria è pari al 54% per le donne contro il 59% degli uomini.
Un quadro confermato anche da una recente ricerca finanziata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e realizzata dalle associazioni dei consumatori. Lo studio evidenzia come il 53% degli uomini dichiari competenze finanziarie elevate, contro il 43,6% delle donne.
Ma le difficoltà riguardano anche le nuove generazioni. «I giovani sono più esposti», è stato sottolineato nel corso dell’incontro. Tra i ragazzi tra i 18 e i 24 anni solo il 50% tiene traccia delle proprie entrate e uscite, contro il 77% delle persone oltre i 65 anni. Ancora più significativo è il dato sulla comprensione degli strumenti finanziari: soltanto il 20% dei giovani tra i 18 e i 34 anni legge e comprende senza difficoltà le condizioni di prestiti, carte di credito e strumenti di pagamento digitali o elettronici.
Numeri che spiegano la scelta di rafforzare l’impegno educativo coinvolgendo non solo il mondo femminile ma anche i giovani soci delle realtà cooperative. L’obiettivo è costruire una comunità più consapevole e capace di affrontare le trasformazioni dell’economia contemporanea.
Per il sistema del Credito Cooperativo l’educazione finanziaria rappresenta dunque molto più di una competenza tecnica: è uno strumento di emancipazione personale e di crescita sociale. Un percorso che, mettendo al centro la persona e la sua dignità, punta a costruire una società più equa, partecipata e consapevole.

COMMISSIONE EUROPEA HACKERATA: RUBATI OLTRE 350 GB DI DATI

Sottratti oltre 350 GB di dati dai server cloud dell’istituzione: è il secondo episodio in pochi mesi, emergono gravi vulnerabilità digitali.

di Rossella Vitale – 29/03/2026 – www.tecnoandroid.it

Un attacco informatico ha colpito la Commissione Europea, compromettendo l’infrastruttura cloud che ospita la presenza web dell’istituzione sulla piattaforma Europa.eu. La notizia è arrivata direttamente da Bruxelles, dove hanno confermato che l’incidente è stato contenuto, ma non prima che l’autore della minaccia riuscisse a mettere le mani su oltre 350 GB di dati.
Stando a quanto emerso finora, le prime risultanze dell’indagine ancora in corso suggeriscono che i dati sottratti provengano dai siti web di Europa. La Commissione Europea ha dichiarato di star notificando tutti gli enti dell’Unione potenzialmente coinvolti nell’incidente. Non è stato ancora chiarito, però, come esattamente l’infrastruttura cloud sia stata violata. Quello che si sa è che l’attore malevolo sarebbe riuscito ad accedere ai siti di Europa e ai dati dei dipendenti attraverso uno degli account Amazon Web Services della Commissione.
Non è la prima volta: un precedente già a febbraio
La cosa che fa riflettere è che non si tratta nemmeno di un caso isolato. La Commissione Europea aveva già comunicato una violazione con impatto simile sui dati dei dipendenti nel mese di febbraio di quest’anno. Due episodi ravvicinati, insomma, che mettono in luce vulnerabilità serie nell’apparato digitale delle istituzioni europee.
Entrambe le violazioni, va detto, sembrano comunque meno gravi rispetto al famigerato attacco Salt Typhoon, quello che nel 2024 aveva preso di mira le compagnie di telecomunicazioni statunitensi. In quel caso gli hacker erano riusciti ad accedere ai dati degli smartphone di membri sia della campagna Trump che della campagna Harris, oltre che di altri funzionari governativi. Un livello di intrusione decisamente più profondo e con implicazioni geopolitiche enormi.
Il pacchetto cybersicurezza della Commissione Europea
Ed è proprio il contesto generale a rendere tutto questo particolarmente significativo. A gennaio 2026, la Commissione Europea ha presentato un nuovo Pacchetto Cybersicurezza pensato per affrontare problematiche di questo tipo. Il pacchetto delinea, tra le altre cose, nuove modalità con cui gli Stati membri dell’Unione Europea possono gestire aziende potenzialmente rischiose all’interno delle proprie catene di fornitura nel settore delle telecomunicazioni.
L’indagine sull’attacco informatico alla Commissione Europea è ancora in corso, e non è stato comunicato un calendario preciso per la divulgazione dei risultati completi. Resta da capire se i 350 GB di dati sottratti dalla piattaforma Europa.eu contengano informazioni sensibili o classificate, oppure se si tratti prevalentemente di materiale già accessibile pubblicamente. La notifica agli enti dell’Unione potenzialmente coinvolti è già partita, mentre la Commissione Europea non ha ancora fornito dettagli tecnici sulle specifiche vulnerabilità sfruttate nell’account Amazon Web Services compromesso.

Cybersicurezza, accordo tra Banca d’Italia e Guardia di Finanza: insieme contro gli attacchi informatici

L’accordo prevede lo scambio di informazioni finalizzate a prevenire e contrastare incidenti informatici e attacchi cyber

www.frosinonenews.eu
Redazione – 29 Marzo 2026

La Banca d’Italia e la Guardia di Finanza hanno siglato un accordo di collaborazione in materia di cybersicurezza che mira a rafforzare l’efficacia delle azioni di prevenzione e protezione dagli attacchi informatici, valorizzando le competenze e le capacità delle due istituzioni.
L’accordo – sottoscritto dal Direttore Generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, e dal Capo di Stato Maggiore del Comando Generale della Guardia di Finanza, Gen. D. Giuseppe Arbore – prevede lo scambio di informazioni finalizzate a prevenire e contrastare incidenti informatici che riguardano gli ambiti di interesse delle rispettive Istituzioni, anche attraverso la definizione di campagne di sensibilizzazione sulle tematiche di cybersecurity.
L’intesa prevede, inoltre, la condivisione di report informativi relativi a tecniche, tattiche e procedure di attacco o tecnologie di prevenzione e protezione dalle minacce cyber. È altresì prevista la partecipazione di rappresentanti di ciascuna Istituzione alle attività formative e agli eventi di reciproco interesse, finalizzati allo sviluppo di competenze specialistiche in materia di evoluzione dei rischi informatici e delle connesse attività di prevenzione e contrasto.

Polizia e smartphone: stretta sull’accesso ai dati con le nuove regole UE

29 Marzo 2026 | Autore: Paolo Florio www.startupmagazine.it

La Legge di delegazione europea 2025 introduce tutele su privacy, riparazione dei beni e lotta alle querele temerarie. Ecco tutte le novità.
L’Italia aggiorna il proprio ordinamento per allinearsi agli standard europei in settori che spaziano dalla vita digitale alla tutela dell’ambiente. Con l’approvazione definitiva del Senato dell’11 marzo 2026, la Legge di delegazione europea 2025diventa il motore di una profonda trasformazione normativa. Non si tratta di una semplice formalità burocratica, ma di un atto che ridefinisce il confine tra i poteri dello Stato e la libertà dei cittadini. La regola generale che emerge è chiara: la tecnologia e i mercati devono evolvere nel rispetto della dignità individuale. Dalla maggiore protezione dei contenuti negli smartphone durante le indagini, fino al diritto di riparare i propri elettrodomestici, il provvedimento punta a bilanciare l’efficienza della sicurezza pubblica con i diritti inviolabili della persona e le esigenze dei consumatori moderni.
Smartphone e indagini: accesso ai dati solo con il via libera del giudice
Una delle novità più significative riguarda il rapporto tra le autorità di polizia e i nostri dispositivi elettronici. La legge impone al Governo di riscrivere le regole per l’acquisizione di messaggi, foto e file contenuti in smartphone e computer durante le inchieste (art. 5). Il principio cardine è la proporzionalità: l’accesso ai dati deve essere circoscritto in base alla gravità del reato. Ad esempio, non si potrà più “setacciare” un telefono per un illecito minore senza solidi motivi. Salvo casi di urgenza estrema, sarà obbligatorio un controllo preventivo da parte di un giudice o di un organismo amministrativo indipendente (sentenza Corte di giustizia europea 4 ottobre 2024, causa C-548/21). Questo significa che la polizia giudiziaria dovrà ottenere un’autorizzazione specifica che giustifichi l’intrusione nella memoria digitale del cittadino, adeguando così il codice di procedura penale ai criteri di riservatezza stabiliti a Lussemburgo.
Diritto alla riparazione: stop all’obsolescenza e nuove tutele online
Il provvedimento interviene anche nella vita quotidiana dei consumatori con il recepimento della direttiva sul diritto alla riparazione (direttiva 2024/1799). La legge delega il Governo a creare sistemi che rendano più facile e conveniente aggiustare i prodotti invece di buttarli. Nascerà una piattaforma online europea per mettere in contatto chi ha bisogno di un intervento tecnico con i professionisti del settore. L’Italia dovrà stabilire regole precise per i casi in cui il riparatore non rispetti gli impegni, armonizzando queste norme con il Codice del consumo. Un esempio pratico riguarda la garanzia post-vendita: se un elettrodomestico si rompe, il consumatore avrà strumenti più forti per pretendere il ripristino del bene invece della sostituzione forzata, riducendo così l’impatto ambientale e i costi per le famiglie.
Cybersicurezza: requisiti più severi per tutti i prodotti digitali
La protezione dagli attacchi informatici diventa un obbligo per chiunque metta sul mercato prodotti dotati di elementi digitali. Il Governo deve ora attuare il Cyber Resilience Act (regolamento UE 2024/2847), che fissa standard di sicurezza minimi per software e hardware. L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN) assumerà il ruolo di autorità di vigilanza, con il potere di controllare che i prodotti venduti in Italia non abbiano falle pericolose. La legge stanzia fondi significativi, oltre 2 milioni di euro per l’anno corrente, per potenziare queste attività. Viene inoltre introdotto un sistema di allerta condivisa e mutuo soccorso tra i paesi membri per rispondere alle emergenze informatiche su vasta scala (Cyber Solidarity Act), trasformando la sicurezza digitale da un onere dei singoli a una difesa collettiva.
Querele temerarie: scudo legale per giornalisti e attivisti civili
Per tutelare la partecipazione pubblica e la libertà di stampa, l’Italia recepisce le norme contro le azioni SLAPP (direttiva 2024/1069). Si tratta di cause legali intentate con l’unico scopo di intimidire chi svolge inchieste o attività di attivismo civile, sommergendoli di spese legali. La nuova disciplina prevede strumenti processuali per permettere ai giudici di bloccare sul nascere questi procedimenti quando risultano manifestamente infondati.
In sintesi, i pilastri di questa tutela sono:
l’individuazione immediata delle finalità intimidatorie della causa;
la possibilità di una chiusura anticipata del processo; la previsione di sanzioni per chi abusa dello strumento giudiziario per soffocare il dissenso.
Ambiente e fauna: nuove regole per la tutela del lupo e dei rifiuti
Il capitolo ambientale è molto dettagliato e tocca temi sentiti nelle zone rurali. Il Governo deve adeguare la normativa sulla protezione del lupo (direttiva 2025/1237), che passa da specie “strettamente protetta” a “protetta”. Questa modifica permette una gestione più flessibile della convivenza tra fauna selvatica e attività umane, come l’allevamento. Sul fronte dei rifiuti, arrivano nuove regole per gli imballaggi (regolamento UE 2025/40), con obiettivi ambiziosi di riutilizzo. L’Italia avrà otto mesi per definire le autorità competenti e il sistema delle sanzioni. Viene inoltre creato un portale pubblico gratuito per la consultazione dei dati ambientali degli impianti industriali, garantendo trasparenza totale sulle emissioni e l’inquinamento prodotto dalle fabbriche.
Proprietà industriale e investimenti nei settori strategici
Per favorire la competitività delle imprese, la legge semplifica la protezione di disegni e modelli (direttiva 2024/2823). Sarà introdotta una procedura amministrativa rapida per dichiarare nulli i diritti registrati impropriamente, evitando lunghe battaglie nei tribunali. Parallelamente, lo Stato punta sulle tecnologie pulite con il Net-Zero Industry Act. Lo Sportello unico delle attività produttive (SUAP) diventerà l’unico punto di contatto per le autorizzazioni dei progetti a zero emissioni, garantendo tempi certi e corsie preferenziali per gli investimenti strategici. Anche la finanza sostenibile avrà un supervisore: la Consob vigilerà sulla trasparenza dei rating ESG, assicurando che le valutazioni di sostenibilità delle aziende siano veritiere e basate su criteri oggettivi.

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